“La situazione italiana è insostenibile, la crisi energetica può spegnere l’industria”: parla la segretaria Uiltec, Piras

In vista del congresso nazionale, parla la segretaria Uiltec, Daniela Piras: "Sull'energia scontiamo l'assenza di politiche".

“La situazione italiana è insostenibile, la crisi energetica può spegnere l’industria”: parla la segretaria Uiltec, Piras

La Uiltec si avvicina al suo quarto Congresso nazionale, dal 3 al 5 giugno. Daniela Piras, segretaria generale, qual è l’effettivo stato di salute delle aziende del vostro settore?
“La Uiltec rappresenta lavoratrici e lavoratori di comparti industriali strategici e fortemente energivori: chimica, farmaceutica, energia, ceramica, vetro, tessile, gomma-plastica. Molte imprese oggi avanzano in condizioni di estrema fragilità. I costi energetici, tripli o quadrupli rispetto ai competitor internazionali, sono diventati un fattore di selezione spietato, soprattutto per le nostre Pmi. Chi ha margini deboli rischia di sparire dal mercato, avviando una desertificazione industriale concreta: produzioni che si spengono una dopo l’altra e competenze qualificate che evaporano”.

Gli aumenti dei costi energetici hanno già azzerato i margini. Per quanto tempo è sostenibile questa situazione per l’industria italiana?
“Non lo è più. L’Italia sconta anni di assenza di vere politiche energetiche e industriali. La transizione ecologica imposta dall’Ue, pur necessaria, ha finito per scaricare il suo costo sociale interamente sulle spalle di chi lavora. Se perdiamo la nostra base produttiva, crollano filiere, tutele e competitività. Il punto non è scegliere tra ambiente e fabbrica, ma governare un percorso che tenga insieme sostenibilità ambientale, tenuta industriale, occupazione e tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Si sta facendo ancora troppo poco per ridurre la dipendenza dal gas? La crisi dello Stretto di Hormuz può essere un acceleratore?
“La crisi di Hormuz dimostra la fragilità di un Paese che ha preferito importare gas dall’estero anziché valorizzare le proprie risorse, appesantendo i bilanci di famiglie e imprese. Ora non possiamo più limitarci a tamponare le emergenze: servono decisioni coraggiose. Abbiamo giacimenti, competenze e infrastrutture da sfruttare: utilizziamoli. È necessario dare immediata attuazione al PNIEC e rilanciare la ricerca e l’estrazione di gas nazionale. Lo scenario internazionale dimostra anche quanto sia strategico difendere la raffinazione e la produzione petrolifera interna. Piaccia o no, i trasporti e la logistica pesante dipendono ancora dai derivati del barile. La svolta energetica va costruita con realismo, investendo sulla nostra sicurezza energetica”.

Ci sono già oggi situazioni critiche e posti a rischio nei vostri comparti?
“Sì, i segnali sono evidenti: aumento della cassa integrazione, frenata degli investimenti e forti difficoltà nella subfornitura. Il tessile vive una crisi strutturale seria, la chimica di base è sotto pressione e lo stallo dell’automotive trascina giù l’indotto, dalla gomma-plastica al vetro, fino a impattare sulla competitività internazionale del farmaceutico. Non accettiamo l’idea che il cambiamento debba inevitabilmente produrre licenziamenti. Se i processi non si governano, generano solo disuguaglianza sociale”.

Quale prevede che sarà l’impatto dell’intelligenza artificiale in questi settori?
“Nelle nostre fabbriche non viviamo l’AI – alla quale dedicheremo ampio spazio al Congresso – come una minaccia, ma come una tecnologia che sta già ridisegnando i processi: dagli algoritmi applicati alla manutenzione predittiva degli impianti energetici, all’ottimizzazione chimica fino alla ricerca farmaceutica. La vera partita riguarda chi governerà questo salto tecnologico. Rifiutiamo logiche unidirezionali volte solo a tagliare personale o a intensificare i ritmi di produzione. L’AI deve essere contrattata per migliorare la sicurezza e qualificare il lavoro. Servono trasparenza degli algoritmi, formazione continua e una redistribuzione della ricchezza generata, a partire dalla riduzione dell’orario a parità di salario. L’innovazione deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo, regolato da norme chiare e condivise”.