Tutti bocciati. Ventisette su ventisette. Come a dire che agli Stati membri, nessuno escluso, poco importa della direttiva europea sulle Case Green. La Commissione Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro tutte le capitali dell’Unione, compresa l’Italia, per non aver recepito la direttiva entro la scadenza del 29 maggio. Ennesima conferma di una tendenza che vede i Paesi europei sempre più disinteressati al raggiungimento degli obiettivi del Green deal e al contrasto del cambiamento climatico.
Ora le capitali hanno due mesi di tempo per notificare il recepimento a Bruxelles: senza risposta, la Commissione potrà emettere un parere motivato per proseguire nell’iter dell’infrazione. Una prima procedura era stata aperta contro l’Italia e altri 18 Paesi, tra cui anche Francia e Germania, per non aver presentato la bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.
Case Green, la direttiva Ue adottata nel 2024 ma ancora oggi ignorata
La direttiva, finora ignorata da tutti i 27, è stata adottata nel 2024 e gli Stati avevano tempo fino al 29 maggio di quest’anno per recepirla. La normativa punta a introdurre dei livelli minimi di efficienza energetici per gli edifici pubblici oltre alla predisposizione di percorsi precisi per la ristrutturazione progressiva degli edifici residenziali. L’altra scadenza per gli Stati membri è quella di fine anno, quando dovranno inviare a Bruxelles la versione definitiva dei piani di ristrutturazione, con tutti i dettagli e gli obiettivi nazionali fissati per il 2030, il 2040 e il 2050.
Il pressing della Commissione aumenta anche in considerazione della crisi energetica in corso, che evidenzia ancor di più l’importanza di interventi che possano ridurre le bollette per cittadini e imprese. Elemento che gli Stati membri sembrano ignorare, dimenticando peraltro di aver avallato, senza eccezioni, i nuovi obiettivi di riqualificazione degli edifici in sede di negoziato. E le destre in Italia, invece di adempiere ai loro doveri, protestano.