I progressisti ce l’hanno fatta a trovare la quadra su una mozione unitaria sul Patto di stabilità e sulla difesa. Pd, M5s, Avs e Iv hanno firmato un documento comune che riprende quello presentato dai 5 stelle, a prima firma Filippo Scerra, con delle integrazioni. Le opposizioni chiedono di “riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa”, ma aggiungono un paragrafo in cui si impegna il governo “a promuovere una politica di difesa comune europea attraverso la pianificazione, l’acquisizione e la gestione di capacità condivise”. Un’iniziativa viene però precisato, che deve avere il “fine di efficientare le risorse già previste e sfruttando le economie di scala”.
Basta shopping militare, il fronte progressista ritrova l’unità
Insomma, ok al coordinamento europeo, no ad aumenti di spesa militare. Resta poi il passaggio in cui si impegna il governo ad “adottare iniziative urgenti in sede di Unione europea volte a promuovere una revisione integrale del Patto di stabilità”, come anche la richiesta di “garantire che un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo che le risorse disponibili siano assorbite da impegni di spesa militare”. Rispetto al testo iniziale del M5S è sparito il punto in cui si impegnava il governo a “sostituire integralmente il piano di riarmo europeo ‘Rearm Europe’”. Il paragrafo è stato sostituito con quello che, appunto, impegna il governo “a promuovere una politica di difesa comune europea”.
L’unità dei progressiti fa paura alle destre
“Realizzare una revisione integrale del Patto di stabilità, trasformare il programma Next generation EU in uno strumento permanente, riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa, promuovendo una difesa comune europea”, dichiara Scerra. “Sono queste le priorità della mozione che avevamo fortemente voluto mettere in calendario e che abbiamo condiviso con le altre forze del campo progressista. In questi giorni c’è stato un proficuo lavoro in particolare con i colleghi del Pd e di Avs che ringraziamo per la collaborazione. Un punto di contatto che disegna una visione condivisa delle politiche economiche europee”.
Una prova di unità che alle destre, evidentemente, fa paura. L’Aula della Camera ha approvato ieri con 68 voti di differenza una inversione dei lavori anticipando l’esame della legge delega sul nucleare prima di quello sulle mozioni di opposizione che slittano alla prossima settimana. “Viviamo con estremo disagio “ quella che diventa una “dittatura della maggioranza”, ha accusato il dem Federico Fornaro ricordando che solo pochi giorni fa la capigruppo aveva stabilito un diverso calendario. “Non c’è una scadenza, non c’è una ragione d’urgenza, non c’è una ragione al mondo di questa forzatura”, attacca Roberto Giachetti di Iv. Critiche anche da M5S e Avs.