Una forzatura nel merito e nel metodo. Così le opposizioni hanno bollato la proposta della nuova legge elettorale votata ieri dalla maggioranza in commissione Affari Costituzionali della Camera. Contro la “Bignami bis” l’intero centrosinistra, che avrà tempo fino all’11 giugno per la presentazione degli emendamenti (in prima battuta la maggioranza aveva indicato la scadenza per lunedì prossimo, ma le opposizioni sono insorte e così i tempi sono stati allungati fino a giovedì), mentre l’approdo in Aula è fissato per il 26 giugno.
Ecco cosa prevede la legge Bignami
Il contestatissimo testo prevede una soglia del premio di maggioranza (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) che sale al 42%. Il premio verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del parlamento, superando il 42% in entrambe le camere. In caso di risultati difformi tra Camera e Senato, oppure se nessuno raggiunge il 42%, il premio non scatterà e tutti i seggi saranno ripartiti proporzionalmente.
Sparisce il ballottaggio e si abbassa il tetto dei seggi del premio
Sparisce anche l’ipotesi di ballottaggio prevista nella versione iniziale della riforma. Tra gli aggiustamenti viene abbassato il tetto massimo di seggi che si possono ottenere con il premio, che scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, così da impedire che si superi il 60% complessivo anche ipotizzando l’assegnazione integrale dei 27 seggi di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e circoscrizioni estere.
L’attacco delle opposizioni unite
“Le continue compressioni dei tempi da parte della maggioranza rappresentano un’umiliante forzatura su una legge elettorale che dovrebbe essere frutto di un confronto ampio tra tutte le forze politiche”, si legge in una nota dei capigruppo di opposizione, “Invece si procede con testi definiti fuori dal Parlamento, nei vertici di maggioranza a Palazzo Chigi, e poi semplicemente portati in Commissione per essere ratificati in fretta e furia”.
A ciò, denunciano le opposizioni “si aggiunge ora un ulteriore elemento di gravità: la nuova compressione dei tempi per la presentazione degli emendamenti. Una vera e propria privazione delle prerogative delle opposizioni, una data di lunedì prossimo, ma le opposizioni sono insorte e così i tempi sono stati allungati fino a giovedì prossimo. L’approdo in Aula della riforma è già stato fissato dalla conferenza dei capigruppo per il 26 giugno, che non consente di svolgere il proprio lavoro né di valutare seriamente l’impatto delle modifiche introdotte. Non c’è neppure il tempo minimo per verificare la tenuta delle norme su una materia così delicata. Siamo davanti a una situazione inaccettabile, che mortifica il Parlamento e cancella il rispetto delle opposizioni e conferma che dalla maggioranza non c’è alcuna volontà a voler collaborare”, conclude la nota.