Fine vita, il centrodestra rimanda ancora: il ddl Bazoli finisce di nuovo nel limbo. Cronaca di un colpo di spugna annunciato

Fine vita: Senato 88-59, ddl in commissione, Lucia muore in Svizzera lo stesso giorno: otto anni di moniti della Consulta ignorati

Fine vita, il centrodestra rimanda ancora: il ddl Bazoli finisce di nuovo nel limbo. Cronaca di un colpo di spugna annunciato

Il 3 giugno 2026, mentre a Palazzo Madama l’Aula seppelliva il disegno di legge sul fine vita con 88 voti favorevoli e 59 contrari, in Svizzera moriva Lucia, triestina di 80 anni. Aveva una degenerazione cortico-basale, malattia neurodegenerativa che le toglieva il corpo pezzo per pezzo. Aveva chiesto di morire in Italia, e l’Italia le aveva risposto prima con un no e poi con il silenzio: l’azienda sanitaria del Friuli l’aveva giudicata fuori dai requisiti, contro la sua documentazione medica. Stessa giornata, due facce dello stesso Paese.

Il voto porta la firma di Fratelli d’Italia: una questione sospensiva che rispedisce il testo del senatore Alfredo Bazoli (Pd) nelle commissioni Giustizia e Sanità, da dove era partito. Quella mattina la conferenza dei capigruppo aveva calendarizzato l’esame all’unanimità. Poi la maggioranza si è tirata indietro, e il presidente del Senato Ignazio La Russa (FdI) si è smarcato: «Il Parlamento è sovrano». Bazoli da parte sua l’ha chiamata col suo nome: «Non prendete in giro gli italiani, questo voto serve solo ad affossare la legge».

Le promesse e i rinvii

In questa storia le cronologia parla. La Corte costituzionale chiede una legge dal 2018, con l’ordinanza 207, poi con la sentenza 242 del 2019 sul caso Cappato-Dj Fabo, poi ancora con la 135 del 2024. Otto anni di moniti. Il testo della maggioranza, a prima firma Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (FdI), giace in commissione dal luglio 2025 senza che si sia mai aperto l’esame degli emendamenti. Il termine, fissato al 17 luglio, era già slittato. Come tutto il resto.

E quando una Regione prova a colmare il vuoto, il governo la ferma: la legge della Toscana sul suicidio assistito è stata impugnata da Palazzo Chigi. Il testo del centrodestra, intanto, restringe il requisito fissato dalla Consulta. Dove la Corte scrive “trattamenti di sostegno vitale”, la proposta Zanettin-Zullo scrive “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”, e affida il giudizio sull’accesso a un comitato di sette membri nominati dal presidente del Consiglio. Più stretto di quanto chieda la Corte, e fuori dal Servizio sanitario nazionale: un capolavoro. La maggioranza si difende con la prudenza e il presidente della commissione Sanità, Francesco Zaffini (FdI), ripete di volere una buona legge «senza invadere il campo dell’eutanasia». Solo che la prudenza, qui, somiglia parecchio a una scusa per rinviare.

E poi c’è la beffa tecnica. Il presidente del Cnr Andrea Lenzi ha trasmesso un documento in cui nega l’esistenza di dispositivi con marchio Ce per l’autosomministrazione del farmaco a chi è immobilizzato. Solo che a marzo 2026 quel dispositivo, a comando oculare, lo aveva costruito proprio il Cnr per Libera, 55enne toscana con sclerosi multipla. In pratica l’ente nega ciò che l’ente ha fatto.

Il cattolicesimo a corrente alternata

Sul fine vita la maggioranza si scopre devotissima: evoca argini contro l'”eutanasia di Stato”. Eppure lo stesso governo è sordo a Papa Leone XIV quando il Pontefice lo incalza sui temi scomodi. Sul riarmo, che il Papa chiama tradimento dei popoli e denaro versato nelle «tasche dei mercanti di morte». Sui migranti, banco di prova della giustizia. Giorgia Meloni ha intanto giudicato gli impegni Nato sul riarmo «significativi e sostenibili». Cattolici quando conviene, laicissimi quando il Vangelo costa un voto.

Le critiche più dure le firmano i diretti interessati. Marco Cappato e l’avvocata Filomena Gallo, dell’Associazione Luca Coscioni, ricordano che in Italia l’aiuto medico a morire è legale da sette anni, dalla prima pronuncia della Consulta. Francesco Boccia (Pd) cita il Rapporto Eurispes: i favorevoli sono il 70 per cento. Numeri che la politica conosce e finge di non vedere.

Manca un anno al voto. La legislatura si chiuderà, il ddl si perderà, e qualcuno ricomincerà da capo. Che questo governo non avrebbe legiferato sul fine vita lo sapevano tutti. Ingenuo chi ci ha creduto.