Sulla risoluzione del conflitto con l’Iran, Donald Trump è un disco rotto. Ormai non passa giorno senza che il presidente statunitense sostenga con forza che un accordo con il regime di Teheran sia “a un passo”, salvo poi scontrarsi con la dura realtà che, con puntualità imbarazzante, smentisce le sue dichiarazioni. A fare il punto, in modo impietoso, su questa dinamica è la CNN che, sul proprio sito, ha pubblicato un lungo articolo provando a rispondere alla domanda: “Quante volte Trump ha affermato che l’accordo con l’Iran è dietro l’angolo?”.
Ebbene, secondo il media americano, questa frase è stata usata “almeno 37 volte” a partire dal 7 aprile scorso, quando, sul social Truth, ha scritto che i negoziati erano “molto avanti”, ma che servivano due settimane per “finalizzare l’intesa”. Ancora più sorprendente è che, già in quell’occasione, il leader di Washington, evidentemente convinto di aver chiuso la partita, aveva concluso il post sostenendo che “è stato un onore poter risolvere questo problema di lunga data”. Peccato che la partita non fosse affatto conclusa, con il conflitto che, di lì a poco, ha cambiato natura, trasformandosi in uno stallo diplomatico e militare.
Tanto che la CNN sottolinea come, dopo quell’annuncio, “naturalmente, non c’è stata alcuna risoluzione” della crisi mediorientale. Ma Trump, sempre secondo il media americano, “ha comunque trascorso i due mesi successivi continuando a suggerire che l’accordo fosse imminente”. Come evidenzia la CNN, “includendo anche il periodo precedente al cessate il fuoco, lo ha fatto almeno 37 volte (…) tramite post sui social, apparizioni pubbliche e telefonate con i media”. Il punto, conclude la rete statunitense, che così rifila un vero e proprio ceffone al tycoon, è che “non c’è alcuna indicazione che oggi ciò sia più vero di quanto lo fosse il 7 aprile”.
Eppure Trump continua a dirlo, forse perché è illuso, forse per calmare i mercati finanziari, o forse perché pensa di poterlo far accadere semplicemente affermandolo. Resta il fatto che, sempre per la CNN, “ormai non si tratta di un’affermazione da prendere sul serio”.
“L’accordo con l’Iran è a un passo”. Trump si conferma un disco rotto e la CNN mette in fila due mesi di profezie irrealizzate
Questa interminabile sequenza ha avuto inizio il 23 marzo, a meno di un mese dall’inizio della guerra, quando il presidente statunitense, parlando con i giornalisti fuori dall’Air Force One, rivelava “presunti colloqui di pace” e citava “punti di accordo importanti” su cui, secondo lui, le parti erano già allineate. Dichiarazioni prontamente smentite dal regime di Teheran, che arrivava persino a negare l’esistenza stessa delle trattative.
Il giorno successivo si è ripetuto lo stesso copione, con il presidente della Casa Bianca che affermava: “Penso che concluderemo l’accordo, anche se non posso affermarlo con certezza”. Una narrativa che si è ripetuta a lungo, salvo cambiare intorno al 25 marzo quando Trump ha iniziato a sostenere che sia “l’Iran a voler fare un accordo”, salvo essere nuovamente smentito dal regime degli ayatollah, che afferma l’esatto opposto. Una linea che il presidente ha continuato a ripetere fino a oggi.
Netanyahu e Khamenei mettono in ridicolo il tycoon
La realtà è che Trump sta facendo una figuraccia monumentale: ha urgenza di chiudere una guerra che gli sta alienando il consenso degli americani, mentre il suo alleato Benjamin Netanyahu e l’Iran, per ragioni diverse, stanno rendendo l’accordo praticamente impossibile. Il primo ministro israeliano sembra essere quello che più di tutti rema contro l’accordo. Questo perché vuole proseguire la pressione militare sull’Iran e su Hezbollah in Libano, così da consolidare il proprio consenso elettorale e garantirsi la sopravvivenza politica.
Che le cose stiano così è apparso chiaro lunedì, quando l’IDF ha lanciato un’ondata di attacchi aerei contro l’Iran nonostante la richiesta esplicita di Trump di evitarli, per non compromettere negoziati ormai “in dirittura d’arrivo”. Dopo quei raid c’è stata, infatti, una telefonata a dir poco accesa tra Trump e Netanyahu, con il tycoon che avrebbe definito Bibi “un pazzo” che sta mettendo a rischio l’intero Medio Oriente.
Parallelamente, l’Iran, convinto di essere in una posizione di forza e di avere tutto il tempo necessario per ottenere quello che vuole, impone condizioni considerate inaccettabili: tra queste, l’inclusione del Libano e di Hezbollah nell’accordo di pace, ipotesi che Netanyahu rifiuta categoricamente. Non solo: il regime iraniano, che Trump dichiarava di voler abbattere, sta uscendo dal conflitto con una posizione negoziale rafforzata, anche grazie al controllo dello Stretto di Hormuz, fattore che complica ulteriormente lo scenario. Tutti elementi che suggeriscono come il presidente degli Stati Uniti abbia meno margine di manovra di quanto immaginasse e che, salvo cambiamenti significativi, continuerà a subire le iniziative di Tel Aviv e di Teheran.