La sola via militare non è sostenibile: Crosetto si sveglia sull’Ucraina

Dopo anni di guerra e di invio di armi all'Ucraina, si è svegliato Crosetto: la sola via delle armi a Kiev non è sostenibile, dichiara

La sola via militare non è sostenibile: Crosetto si sveglia sull’Ucraina

Dopo anni di guerra e di invio di armi a Kiev si è svegliato anche il nostro ministro della Difesa. “In Ucraina una soluzione militare del conflitto appare difficilmente perseguibile a lungo termine”, ha dichiarato Guido Crosetto davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Siamo davanti a un conflitto che registra livelli di violenza che l’Europa non conosceva dai tempi della seconda guerra mondiale. Ci colpisce la dimensione complessiva del conflitto, il numero fra morti e feriti si avvicina a due milioni verso la fine dell’anno, con pesanti ricadute, finanziarie ed energetiche”, ha spiegato il ministro.

La sola via militare non è sostenibile: Crosetto si sveglia sull’Ucraina

Crosetto ha detto che gli analisti sembrano concordare sul fatto che mantenendo gli attuali ritmi alla Russia occorrerebbero “dieci anni, cioè fino al 2036”, per conquistare il Donbass e decenni per l’intero territorio ucraino. Ma questo non basta per fare marcia indietro rispetto alla linea sin qui seguita dall’Europa e dall’Italia. Crosetto ha infatti ribadito “la necessità di sostenere lo sforzo difensivo dell’Ucraina” insieme agli altri sforzi “politico e diplomatico”, richiamati anche dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il ritardo

“Crosetto finalmente riconosce che una soluzione esclusivamente militare del conflitto russo-ucraino non è percorribile né sostenibile. Come possibile che ci siate arrivati solo adesso, dopo oltre due milioni di vittime, distruzioni enormi e costi economici pesantissimi per l’Europa? Dopo esserci arrivati così in ritardo, cosa sta facendo il governo italiano per passare dalla strategia militare a una strategia diplomatica? Non vediamo sforzi in tal senso, per costruire un vero negoziato, per trovare un inviato di pace europeo. Rileviamo poi un doppio standard rispetto alla non partecipazione dell’Italia al vertice dei Volenterosi: per giustificare la partecipazione all’aberrante consesso del Board of Peace si diceva che era giusto esserci perché non venissero prese decisioni sulle nostre teste, ma questo stesso criterio non sembra valere per i meeting dei Volenterosi”, ha dichiarato la senatrice Alessandra Maiorino, capogruppo M5S in Commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama.

Fare quadrato

Crosetto e Tajani fanno quadrato attorno alla premier Giorgia Meloni. Sulla riunione avvenuta domenica tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, quello francese Emmanuel Macron, il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, “non siamo noi che decidiamo il format. Il format E3 esiste, non è nato stamattina per escludere l’Italia, già c’era, c’è sempre stato”, così “come siamo fuori” anche “dal” formato “E4” sull’Iran “per la vicenda nucleare”, ha affermato Tajani.

Tusk rivela il malumore di Meloni

Eppure ieri, tra l’altro, il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato di aver parlato con Meloni che, a suo dire, “non è entusiasta del formato E3” dei colloqui sull’Ucraina tenutisi a Londra, annunciando che nei prossimi giorni verrà organizzato un incontro nel formato E5, con la partecipazione di Polonia e Italia. Il centrodestra, intanto, lavora alla risoluzione di maggioranza in vista delle comunicazioni della premier di giovedì alla vigilia del prossimo Consiglio europeo.

Nella bozza sul tavolo dei partiti della coalizione non si fa accenno all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. Si impegna, invece, il governo “ad assicurare ogni utile iniziativa volta al raggiungimento di una pace giusta e duratura” di Kiev, “nel pieno rispetto della sovranità, dell’indipendenza del Paese, in coordinamento con gli Stati Uniti, la Nato e i partner del G7, e promuovendo un ruolo attivo dell’Unione europea nel processo di pace e nella definizione della futura architettura di sicurezza continentale; a garantire la continuità del sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione ucraina”. Un modo ulteriore per esprimere il disappunto di Roma nell’essere stata esclusa da Londra, Parigi e Berlino.