Pagamenti della Pubblica amministrazione all’edilizia: Bruxelles chiude l’infrazione, ma per i costruttori i conti non tornano

Bruxelles archivia dopo dodici anni la procedura sui ritardi dei pagamenti. Ma quei tempi i costruttori dicono di non averli mai visti.

Pagamenti della Pubblica amministrazione all’edilizia: Bruxelles chiude l’infrazione, ma per i costruttori i conti non tornano

Il 29 aprile 2026 la Commissione europea ha archiviato la procedura d’infrazione più longeva aperta contro l’Italia: dodici anni di contenzioso sui tempi dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. L’ha chiusa perché i numeri arrivati da Roma erano in regola. La Ragioneria generale dello Stato certifica un tempo medio di pagamento sceso a 27,2 giorni sulle fatture del 2025, da 29,9 dell’anno prima, sotto la soglia dei 30 giorni della direttiva 2011/7. Il debito commerciale della PA è sceso dai 31,2 miliardi del 2018 ai 23,2 del 2024: il miglioramento è reale, e per dodici anni la minaccia della sanzione europea ha tenuto il governo sotto pressione. Pratica chiusa.

Solo che, chi lavora nei cantieri racconta una realtà leggermente diversa. Lo ha detto la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, nella conferenza stampa per gli 80 anni dell’associazione: «La situazione è decisamente migliorata, quindi evidentemente, oltre alla buona volontà, anche la ‘spada di Damocle’ della procedura di infrazione aveva avuto i suoi effetti… Ad aprile di quest’anno abbiamo saputo che l’Europa stava chiudendo questa procedura perché i dati ricevuti dall’Italia mostravano che le imprese vengono pagate a 25 giorni dalla produzione. Non so se magari siamo un termometro non rappresentativo ma questi 25 giorni nessuno di noi li ha mai visti». Conta da dove parte il cronometro.

Dove parte il cronometro

Il tempo medio che la Ragioneria misura corre dalla ricezione della fattura. E la fattura, in un appalto pubblico, arriva tardi nella catena. Prima il direttore dei lavori firma lo stato di avanzamento, il Sal; poi il Rup (Responsabile unico del procedimento), verificata la regolarità contributiva, emette il certificato di pagamento entro 7 giorni; solo allora l’impresa fattura. I mesi di attesa stanno quasi tutti a monte, prima che il cronometro ufficiale si accenda. Nel frattempo l’azienda anticipa, sconta i crediti in banca, paga interessi pur di tenere aperto il cantiere mentre lo Stato si conta virtuoso.

E c’è dell’altro. Un sondaggio Ance del marzo 2024, a cui hanno risposto 278 imprese, ha registrato ritardi nel 59% dei casi. Il 62% si è sentito chiedere di ritardare l’invio delle fatture, il 53% di posticipare il Sal, il 27% di accettare termini oltre quelli di legge, il 18% di rinunciare agli interessi di mora. La stazione appaltante, del resto, sposta il via quando le conviene.

Il Mef, interpellato su quel sondaggio, ha risposto che nel 2024 le fatture dell’edilizia sono state saldate in media in 27 giorni, in regola. L’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica ha replicato che la misura ignora il pezzo che salta: i ritardi spinti a monte restano fuori dal conteggio. A decidere quando far partire il cronometro è la stessa amministrazione che quel cronometro dovrebbe giudicare. Si saldano in fretta le fatture che arrivano quando la cassa è già pronta, e chiudere la procedura premia la misura, non il pagamento.

La rete tolta con il Pnrr in uscita

Bruxelles ha tolto la rete in un momento preciso. Nel 2025 gli investimenti in costruzioni sono calati dell’1,1%, molto meno del -7% temuto, perché le opere pubbliche trainate dal Pnrr sono cresciute del 21% e hanno coperto il crollo dell’edilizia abitativa, -15,6%. Il Piano si chiude il 31 agosto 2026, e dopo quel traino non torna. Le commesse pubbliche che hanno fatto da scudo si assottigliano, e con loro la leva che costringeva gli enti a saldare in tempo. Per dodici anni la sanzione possibile è stata l’argine più solido; ora resta la buona volontà.

E i pagamenti hanno già ripreso a rallentare dall’estate 2025, lo ammette la stessa Ance. Le imprese che il Pnrr ha patrimonializzato, in un settore che vale circa il 12% del Pil e che ha creato 350 mila posti di lavoro in pochi anni, rischiano di scivolare indietro proprio mentre sparisce la spada di Damocle che le proteggeva. La prima condanna della Corte di giustizia Ue, il 28 gennaio 2020, aveva pesato più di qualsiasi appello. Archiviata la pratica, resta un tempo medio di 27 giorni che, a sentire chi sta nei cantieri, comincia a correre quando conviene all’amministrazione.