Clima, da Bonn ad Antalya: le Nazioni Unite passano dai trattati all’attuazione. E l’Italia punta sul gas

A Bonn la diplomazia del clima passa dai trattati all'attuazione, l'Italia risponde col gas africano e manca i target 2030

Clima, da Bonn ad Antalya: le Nazioni Unite passano dai trattati all’attuazione. E l’Italia punta sul gas

Per due settimane sulle rive del Reno i diplomatici di quasi 200 Paesi hanno litigato su virgole e definizioni, mentre fuori da quelle stanze il clima continuava a cambiare senza chiedere il permesso. Giovedì 18 giugno si sono chiusi a Bonn i lavori preparatori della COP31, in programma ad Antalya, in Turchia, a novembre 2026, con la regia divisa tra l’Australia che guida i negoziati e la presidenza turca che ospita. E il bilancio, raccontano gli stessi negoziatori, è di una conferenza fiacca, senza un accordo da strappare.

Undici anni dopo l’Accordo di Parigi, i tecnicismi sono quasi tutti sistemati. Quello che manca è il modo di rispettare gli obiettivi, e quel modo non si trova in una sala dove ogni decisione, anche minima, richiede il consenso di tutti. Così il baricentro si sposta fuori: pledge volontari, coalizioni di chi ci sta, la cosiddetta “action agenda”. La presidenza turca ha rilanciato con un obiettivo globale di elettrificazione. Tutto fuori dal negoziato vincolante, dove uno Stato che si impegna lo fa davvero.

Sul tavolo c’era anche un buco di bilancio. Gli Stati Uniti, finanziatore di peso, hanno lasciato il trattato: il 7 gennaio 2026 Donald Trump ha firmato il memorandum di uscita dalla Unfccc, effettivo dopo un anno, dopo essere già usciti dall’Accordo di Parigi il 27 gennaio. Il maggiore emettitore storico del pianeta si chiama fuori, e gli altri ne approfittano per tirare i remi in barca.

Il clima fuori dalle stanze

Intanto i numeri non aspettano i comunicati. Nel 2025 le emissioni dell’Unione europea sono salite di circa l’1%, a 3,34 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente contro le 3,31 dell’anno prima, secondo i dati preliminari di Eurostat. È una rotta ferma proprio mentre andrebbe invertita. E l’Italia, da parte sua, ha messo a referto un +0,4% nell’ultimo trimestre.

Bonn si è svolta sullo sfondo dell’ennesimo shock dei prezzi dell’energia, stavolta innescato dal fronte del Golfo Persico. Lo shock, che dovrebbe essere la prova provata che dal gas conviene uscire, qui da noi è diventato l’alibi per restarci. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che il carbone resta una riserva da riaccendere se il gas supera i 70 euro. Una transizione che si tiene aperto il forno a carbone non è una transizione: è un rinvio con la data in bianco.

E qui da noi?

Perché la fotografia italiana è quella di un Paese che annuncia la decarbonizzazione e finanzia il contrario. Con il Piano Mattei il governo ha orientato circa 5,5 miliardi di euro verso nuove forniture di gas naturale dall’Africa, per trasformare l’Italia in un hub del gas nel Mediterraneo. E i combustibili fossili coprono ancora quasi il 70% del fabbisogno energetico nazionale.

I conti pubblici dell’Ispra dicono il resto. Sui settori dell’Effort Sharing, cioè trasporti, riscaldamento, agricoltura e rifiuti, con le politiche correnti l’Italia si ferma a un taglio del 30% al 2030, contro il -43,7% richiesto rispetto al 2005. Anche aggiungendo tutte le misure del Pniec, il Piano nazionale integrato energia e clima, si arriva al -41%: sotto l’asticella comunque. Le rinnovabili sui consumi finali sono inchiodate intorno al 20%, mentre il Pniec ne prometteva il 25% già entro fine 2025. Nei trasporti la quota verde è al 10%, contro un obiettivo del 15%, e nel riscaldamento le rinnovabili sono ferme ai livelli del 2010.

Resta il dato di fondo, quello che pesa: tra il 1990 e il 2023 le emissioni italiane sono scese del 26,4%. Un cammino vero, certo, solo che la parte facile è finita e quella difficile la si sta rimandando settore per settore. Bonn ha certificato che parlare non basta più. Antalya, a novembre, dovrà spiegare cosa si fa. L‘Italia, intanto, ha già scelto: l’hub del gas. La decarbonizzazione finisce nei convegni.