La conflittualità non scende, ma gli scioperi sì. Sarà, anche, l’effetto delle precettazioni a cui il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha più volte deciso di ricorrere, ma il risultato è che nel 2025 il numero di scioperi è diminuito. Un dato che, peraltro, contraddice, la narrativa delle destre, secondo le quali i sindacati si mobilitano solo per fare un torto al governo e in maniera più massiccia rispetto al passato. La tendenza degli ultimi anni, registrata nella relazione annuale della commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero, dice altro, con un calo del 30,8% delle proclamazioni tra il 2015 e il 2025, passate da 2.261 a 1.564.
Le cifre degli scioperi nel 2025
Nel 2025 gli scioperi effettuati sono stati 1.020, contro i 1.129 del 2023 e i 1.080 del 2024. La flessione nell’ultimo anno è stata del 5,5% e nel triennio del 9,6%. E la contrazione riguarda non solo l’attuazione della mobilitazione ma anche la riduzione dell’iniziativa conflittuale, per quanto in misura più contenuta: -5% nel triennio. Ma che la conflittualità non si è ridotta lo dimostra un dato, spiegato dalla presidente della commissione di garanzia, Paola Bellocchi: “Spicca il dato in controtendenza dello sciopero generale, le cui proclamazioni sono raddoppiate, passando dalle 17 dell’anno precedente alle 33” del 2025.
Viene poi sottolineata una “significativa” divergenza tra l’annuncio e l’attuazione: a fronte di circa quattro proclamazioni quotidiane, meno di tre diventano poi un’astensione reale, con un tasso di mancata attuazione del 34,8%. In pratica, si sono svolti 1.020 scioperi mentre 544 sono stati revocati. Il primato delle astensioni dal lavoro spetta al settore del trasporto e, in particolare, al trasporto locale con 268 scioperi proclamati e 176 realmente effettuati. Per il trasporto aereo siamo a 185 proclamazioni e 110 mobilitazioni reali. Più contenuti i numeri per settori maggiormente in crisi, come quello dei metalmeccanici: siamo a 43 mobilitazioni proclamate e 35 effettuate. A farla da padrone restano le proteste in ambito locale o regionale, a quota 1.181: il record è detenuto da Lombardia e Campania con 185 proclamazioni a testa.