Flotilla, il racconto dei due attivisti italiani liberati dalla Libia: “Siamo stati rapiti, non arrestati”

"Siamo stati trattati da cittadini privilegiati", dicono Domenico Centrone e Leonarda Alberizia dei loro 30 giorni di detenzione in un carcere libico

Flotilla, il racconto dei due attivisti italiani liberati dalla Libia: “Siamo stati rapiti, non arrestati”

“È il miglior regalo che potessimo immaginare”. Sono state le prime parole di Domenico Centrone, il volontario della Global Sumud Flotilla 2 atterrato ieri a Roma dopo un mese di prigionia in Libia. Nel giorno del suo compleanno. Accanto a lui, all’aeroporto di Fiumicino, l’altra italiana detenuta, Leonarda Alberizia.  

“Ringraziamo tutto il lavoro diplomatico, sappiamo che non è stato facile. Siamo comunque dei privilegiati. Grazie alla Farnesina e al Governo per il loro impegno”, ha detto Centrone.  Dietro il sollievo, però, restano i ricordi di settimane vissute nell’incertezza.

Gli attivisti della Flotilla: “Siamo stati rapiti, non arrestati”

“Quello che abbiamo subito è inaccettabile”, ha raccontato l’attivista. “Le nostre famiglie non sapevano nulla di noi e noi non sapevamo nulla del mondo esterno”. Secondo la sua ricostruzione, il gruppo di volontari non sarebbe nemmeno riuscito a entrare nella Libia orientale: “Ci hanno fermato poche centinaia di metri prima del check point. Non siamo stati arrestati, siamo stati rapiti e siamo spariti per tre giorni”.

“Trattati da cittadini privilegiati”

Centrone ha spiegato di non aver subito violenze fisiche, ma di essere rimasto in isolamento per due giorni e di aver vissuto una costante pressione psicologica. “Il nostro trattamento è stato quello riservato a cittadini privilegiati. Sappiamo però che chi non gode di queste tutele viene trattato molto peggio”.

Anche Alberizia ha ricordato i primi giorni di detenzione come i più difficili. “La nostra preoccupazione erano le famiglie. La prima telefonata siamo riusciti a farla solo dopo 12 giorni». Fino all’ultimo, racconta, non c’erano certezze: “Abbiamo saputo che saremmo partiti appena due ore prima della partenza”.

Adesso, spiegano, la priorità è riabbracciare le famiglie. Ma la mobilitazione non si fermerà. “La gente comune come noi continuerà a muoversi sempre di più”, ha detto Centrone. “Questo è solo il primo passo”.