La Sveglia

A Gaza un’infanzia senza scudo

Un generale che presenta i bambini uccisi come un primato. Avi Bluth, capo del Comando Centrale dell’esercito israeliano, ha rivendicato di uccidere palestinesi in Cisgiordania «come non facevamo dal 1967», e ha contato quelle vittime come un risultato. Il 1967 è l’anno in cui Israele ha occupato la Cisgiordania. Lo stesso anno torna ora come record da superare.

Lunedì 29 giugno il centro israeliano per i diritti umani B’Tselem ha pubblicato il rapporto “Infanzia senza scudo”. Dal 7 ottobre 2023 al 28 giugno 2026 le forze israeliane hanno ucciso 1.086 palestinesi in Cisgiordania, 241 minori. Quasi uno su quattro era un bambino o un adolescente, il tasso più alto da quando l’occupazione è cominciata, nel 1967. Il rapporto ricostruisce uno per uno i 54 minori uccisi nel 2025.

Bluth ha sostenuto che «il 96% degli uccisi era coinvolto nel terrorismo». B’Tselem ha verificato i 54 casi: due dei ragazzi avevano un’arma da fuoco. Tredici sono stati colpiti mentre lanciavano pietre, ventuno mentre restavano lontani da ogni scontro. La direttrice esecutiva Yuli Novak chiama quella cifra una menzogna, e definisce il sistema una «licenza di uccidere». In quasi un quarto dei casi i soccorsi sono stati bloccati. A metà aprile Israele tratteneva ancora i corpi di 18 dei 54 minori, e le famiglie restano senza funerale.

Le uccisioni in Cisgiordania, scrive B’Tselem, non si separano dai più di 21.000 bambini uccisi a Gaza, dove la Corte internazionale di giustizia esamina l’accusa di genocidio.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha risposto che le forze armate non prendono «di mira intenzionalmente civili non coinvolti» e che «ogni accusa viene esaminata e indagata». L’altra organizzazione israeliana Yesh Din ha contato gli atti d’accusa per l’uccisione di un palestinese in Cisgiordania dall’ottobre 2023: zero. Il primato del 1967 resta in piedi