Sabato sono stato all’assemblea di Agorà, fondata dal prof. Angelo d’Orsi. Concordo con tutte le tesi. Il timore è che Agorà tolga voti a Pd e M5S, finendo per far vincere le destre.
Ivo Dossi
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Gentile lettore, Agorà ha avuto un successo superiore a ogni aspettativa, come avrà visto. La sala gremita all’inverosimile in un sabato da 40 gradi all’ombra quando i romani di solito vanno al mare. Si respirava entusiasmo e voglia di ribellione. Le istanze di Agorà in sintesi sono: via l’Italia dall’Ue e dalla Nato, via le basi americane, no al riarmo, ripresa di una diplomazia di pace con la Russia, condanna del genocidio in Palestina. Non credo che tale programma possa togliere voti al Pd, che è di ben altra pasta. Il Pd-pensiero (a volerlo chiamare pensiero) è identico a quello delle destre: viva l’agenda Draghi, l’Europa, la Nato, il neoliberismo e un po’ di genocidio. L’unica differenza tra Pd e FdI sta nel giudizio sul Gay Pride. Lei capisce che siamo a mille anni luce dalle posizioni di Agorà. Forse il M5S perderebbe qualche voto, ma non sarebbe un salasso. Lo scopo di Agorà è di riportare alle urne quanti non votano più perché disgustati, e se vi riuscisse, farebbe opera meritoria. È grande il coraggio del prof. d’Orsi di esporsi in un’avventura ardua e faticosa in tutti i sensi. A differenza di altre iniziative politiche – che nascono a rimorchio di odio, ignoranza o fenomeni massmediatici come il gen. Vannacci – Agorà nasce da un gruppo di professori, storici, pensatori di sinistra e di destra come Canfora, Cardini, Cabras, Moni Ovadia, Fabio Massimo Parenti, Jean Toschi, Andrea Zhok e tanti altri.
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