Sindaco di Milano cercasi, le destre pescano i competenti a sinistra e spuntano i nomi di Cottarelli e Di Pietro

Milano, da Cottarelli a Di Pietro il centrodestra pesca competenti nel campo avverso: una sinistra che da anni fa i compiti della destra

Sindaco di Milano cercasi, le destre pescano i competenti a sinistra e spuntano i nomi di Cottarelli e Di Pietro

Due cene la stessa sera di fine giugno, a pochi chilometri l’una dall’altra, hanno consegnato al centrodestra milanese i due nomi che considera vincenti per Palazzo Marino. Alla prima, convocata da Ignazio La Russa, guadagna quota Carlo Cottarelli. Alla seconda, ai sessant’anni di carriera di Vittorio Feltri, Daniela Santanchè (FdI) tira fuori Antonio Di Pietro. Un economista già senatore del Pd e il magistrato simbolo di Mani Pulite: quando la destra cerca il competente, lo pesca nel cosiddetto centrosinistra.

A proporre Cottarelli è Antonio Tajani (FI), che lo giudica capace di allargare la coalizione verso il centro e di rispedire la sinistra all’opposizione dopo tre lustri di governo cittadino. Solo che nel 2022 lo stesso Cottarelli era la punta di diamante dem alle politiche, come lo definì l’allora segretario Enrico Letta. Senatore per pochi mesi, poi via. Prima ancora commissario alla spending review nel 2013, dopo una vita passata tra Banca d’Italia, Eni e Fondo Monetario Internazionale. La grammatica dell’austerità, insomma. E adesso Forza Italia e Azione se lo contendono in quota civica.

Di Pietro ci arriva per una via ancora più diretta. Al referendum sulla riforma della giustizia del governo Meloni, l’ex pm di Mani Pulite si è schierato per il alla separazione delle carriere, dentro il comitato promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi. «Valuto il testo e non il contesto», ha spiegato. Gli italiani hanno respinto quella riforma il 22 e 23 marzo 2026, con il No oltre il 53 per cento. La firma dell’uomo che negli anni Novanta incarnava l’assalto giudiziario alla Prima Repubblica è rimasta lì, sulla riforma della destra.

Il competente è già di destra

Il vocabolario aiuta a capire. Quando Tajani definisce Cottarelli un civico buono per Milano, la parola competente copre una cosa precisa: la compatibilità di un profilo sui conti pubblici, sul lavoro, sull’idea stessa di Stato. Il travaso funziona perché per anni il centrosinistra ha chiamato di sinistra figure che con gli interessi e gli ideali della destra collimavano alla perfezione. L’esempio che pesa più di tutti porta una data e una firma: il Jobs Act.

Anno 2015. Il Pd di Matteo Renzi vara il decreto legislativo 23, in vigore dal 7 marzo, e cancella l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i nuovi assunti: al reintegro subentra un indennizzo in denaro. Oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori sono finiti da allora fuori dalla tutela piena. Fondo Monetario Internazionale, Ocse e Banca centrale europea applaudirono. La Cgil aveva scioperato il 12 dicembre 2014. Tredici anni prima, il 23 marzo 2002, la stessa Cgil aveva riempito il Circo Massimo con tre milioni di persone contro i piani di Silvio Berlusconi, e proprio sull’articolo 18.

A firmare la fine di quell’articolo è stato il partito guida del centrosinistra. La destra, per vent’anni, l’aveva soltanto sognato.

La sinistra che ha fatto i compiti della destra

Il Jobs Act resta il caso di scuola di una lunga stagione in cui il campo progressista ha adottato l’agenda economica degli avversari e l’ha chiamata riformismo. Le larghe intese, i governi di unità nazionale, la grande coalizione tecnocratica hanno educato l’elettorato a un centro dove destra e sinistra si somigliano sui fondamentali: i conti prima dei diritti, il mercato come misura di ogni cosa. Del resto è lo stesso spazio in cui oggi Cottarelli piace a Tajani e ad Azione insieme.

Ecco perché le due cene raccontano poco di sorprendente. Il centrodestra va a pescare Cottarelli e Di Pietro nel campo avverso perché quel campo, da tempo, produce il personale che alla destra serve: competente nel senso che intende lei, già riconciliato con i suoi interessi. La frontiera tra i due schieramenti l’ha smontata il centrosinistra, un pezzo alla volta. Adesso qualcuno, dall’altra parte, passa soltanto a ritirare la merce.