“Le quantità di cibo introdotte superano di gran lunga i bisogni nutrizionali della popolazione civile di Gaza.” Lo ha scritto il 1° luglio il COGAT, l’organismo militare israeliano che amministra gli affari civili nella Striscia, secondo quanto riferisce l’Associated Press.
Il giorno dopo, il 2 luglio, Gaza ha toccato il millesimo giorno dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dall’inizio dell’offensiva israeliana. Save the Children conta 245.000 minori a rischio o già colpiti da malnutrizione, e cita l’UNFPA secondo cui il 96 per cento dei bambini della Striscia sente la morte come imminente. Le stesse famiglie riferiscono che patatine e cioccolato si trovano, mentre la frutta fresca e le uova restano troppo care. La carestia a Gaza City era stata dichiarata dagli esperti di sicurezza alimentare nell’agosto 2025.
La stessa Striscia, lo stesso giorno, due conti opposti: il COGAT misura le razioni e le dichiara in eccesso, mentre le agenzie umanitarie contano i bambini che non mangiano. Il Ministero della Salute di Gaza porta a 73.066 i morti dal 7 ottobre 2023 e ad almeno 1.053 quelli uccisi dopo la tregua del 10 ottobre 2025, oltre 350 dei quali donne e bambini. La Commissione d’inchiesta dell’Onu, a giugno, ha concluso che le forze israeliane hanno preso di mira deliberatamente i bambini palestinesi, in quello che definisce genocidio.
La tregua doveva portare un aumento degli aiuti. Il capo umanitario dell’Onu, Tom Fletcher, ha riferito il mese scorso che le procedure israeliane restano ingombranti, al punto che perfino le protesi vengono trattenute per un possibile uso “duale”, e diciassette ospedali non funzionano.
Al millesimo giorno la contabilità dell’occupante certifica che a Gaza il cibo basta e avanza. I 245.000 bambini che Save the Children conta affamati, in quel calcolo, non rientrano tra i bisogni.