Ucraina, Patriot e ingresso nell’Ue: Bruxelles stringe l’asse con Kiev. E lunedì Zelensky dai Volenterosi per la forza multinazionale da schierare in Ucraina

Bruxelles accelera: Ucraina sempre più vicina all'ingresso nell'Ue. E lunedì a Parigi il summit per schierare le truppe che Mosca non vuole

Ucraina, Patriot e ingresso nell’Ue: Bruxelles stringe l’asse con Kiev. E lunedì Zelensky dai Volenterosi per la forza multinazionale da schierare in Ucraina

Mentre Vladimir Putin continua a ripetere che l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea sarebbe un problema secondario rispetto all’ingresso nella Nato, i Ventisette ieri hanno scelto di imprimere un’altra accelerazione al percorso europeo di Kiev. I Paesi membri hanno infatti dato il via libera all’apertura del sesto cluster negoziale, quello dedicato alle relazioni esterne, alla politica estera e alla sicurezza. Tradotto: uno dei capitoli più delicati dell’intero processo di adesione di uno stato all’Unione Europea.

Dopo l’apertura, a giugno, del cluster dedicato ai “fondamentali” – Stato di diritto, giustizia e diritti – Bruxelles continua così a costruire, pezzo dopo pezzo, il futuro europeo dell’Ucraina e, insieme, della Moldavia. Restano ancora quattro macro-capitoli da aprire, ma il segnale politico è inequivocabile: l’Unione non intende lasciare Kiev in una sala d’attesa permanente.

A confermarlo è stato anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha salutato l’accordo parlando di una “determinazione che continua” nel sostenere il percorso europeo di Ucraina e Moldavia. Una frase diplomatica, certo. Ma anche un messaggio indirizzato direttamente al Cremlino.

Integrazione politica e integrazione militare: al lavoro per produrre Patriot

L’integrazione europea, però, procede ormai di pari passo con quella militare. Ed è qui che la giornata offre un altro tassello significativo. La Commissione ha infatti confermato di essere già al lavoro insieme all’Ucraina anche sulla produzione di sistemi strategici di difesa aerea, compresi gli intercettori destinati alle batterie Patriot.

Il portavoce Thomas Regnier non è entrato nei dettagli dell’annuncio fatto nei giorni scorsi da Volodymyr Zelensky sulla possibile produzione dei Patriot direttamente in territorio ucraino, ma ha confermato che Bruxelles e Kiev stanno già collaborando “fianco a fianco” su queste capacità considerate essenziali. Il progetto rientra nel programma europeo Safe, che mette a disposizione prestiti ai Paesi membri per aumentare la produzione di sistemi di difesa strategici.

È un passaggio destinato a fare discutere. Perché significa che l’Unione europea non vuole più limitarsi a finanziare o acquistare armamenti per Kiev, ma punta a costruire una vera filiera industriale della difesa integrata con quella ucraina. Un investimento che guarda non soltanto all’emergenza della guerra, ma anche agli equilibri strategici del continente nei prossimi decenni.

Lunedì Zelensky a Parigi per il vertice dei Volenterosi

Intanto Zelensky prepara un’altra tappa decisiva della sua offensiva diplomatica. Lunedì sarà a Parigi per il vertice della Coalizione dei Volenterosi, il gruppo guidato da Francia e Regno Unito nato per garantire sostegno militare e politico all’Ucraina.

All’Eliseo arriveranno almeno venticinque capi di Stato e di governo. Per la prima volta parteciperanno anche Moldavia e Macedonia del Nord, ulteriore segnale di un allargamento progressivo del fronte europeo che sostiene Kiev. L’obiettivo dichiarato è aumentare la pressione sulla Russia, rafforzare il sostegno militare all’Ucraina e rilanciare i negoziati per un cessate il fuoco che, almeno oggi, appare ancora molto lontano.

Pronto il via libera alla forza multinazionale in Ucraina

Dietro le dichiarazioni ufficiali c’è però un dossier molto più concreto. La Coalizione dei Volenterosi è pronta a dichiarare operativa la forza multinazionale che dovrebbe essere dispiegata in Ucraina nel momento in cui entrerà in vigore una tregua. I piani sono stati elaborati negli ultimi mesi da uno stato maggiore multinazionale alle porte di Parigi e prevedono anche future esercitazioni congiunte.

Parigi e Londra continuano a spingere sull’ipotesi di una presenza militare europea sul terreno. Emmanuel Macron ha parlato della possibilità di schierare fino a due brigate, circa 10mila uomini, metà dei quali francesi. Mosca ha già fatto sapere che considererebbe qualsiasi contingente occidentale un bersaglio militare legittimo. Così, più si parla di pace, più si preparano gli strumenti per gestirne il dopoguerra. Più si invocano negoziati, più si investe in eserciti, missili e garanzie di sicurezza.