E’ da quando la notizia sembra va solo un flebile pettegolezzo che si parla del trasferimento di Milo Infante, dalla Rai a Mediaset, come di una resa dei conti dove spillare una ad una le voci di un mancato rispetto che avrebbero impedito al conduttore di Ore 14 su Rai2 di ipotizzare un qualsiasi proseguimento del proprio lavoro sotto la gestione dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi.
Al di là degli attestati di amicizia espressi dal dirigente Rai, una delle cose che il giornalista ha meno gradito è stata la pubblicazione della foto di Salvo Sottile, modificata con L’AI con l’aggiunta del logo del suo vecchio programma, in qualità di nuovo conduttore, e che su Il Messaggero ha definito “un po’ triste; […] mi aspettavo che cambiassero il titolo, un po’ come il ritiro della maglia nel calcio”. Ma “le maglie si ritirano quando ti chiami Maradona, Totti o Baresi, ha risposto Salvo Sottile, mentre “Milo […] è famoso per la sua vena creativa, quando ha dovuto battezzare il suo nuovo programma lo ha chiamato Ore 11. In pratica Ore 14 con il fuso orario di Mediaset”.
Questa guerra di stoccate ironiche e di ego (ri)ferito, tuttavia, parte da lontano e, andando a ritroso, coinvolge anche Bruno Vespa, che a marzo aveva accusato Infante di sforare gli orari di palinsesto col suo approfondimento serale, costringendo Porta a Porta ad una scaletta improvvisata: una bordata che sembrava conclusa con l’invito da parte di Infante a boicottare il talk show di Vespa, un atto gravissimo tra colleghi, tutelati da una collaborativa politica aziendale. Ed è anche probabile che Infante si sia legato al dito pure la diceria secondo cui i vertici dell’intrattenimento day time in Rai, avessero pensato di rimpiazzare Ore 14 con La Porta Magica di Andrea Delogu, per stemperare la concorrenza e favorire Caterina Balivo, contemporaneamente in onda su Rai1 con La Volta Buona.
Non pare così fuori luogo, quindi, che Infante preferisca ringraziare il suo avvocato Maurizio Borali piuttosto che la Rai di Rossi, nonostante l’affetto reciproco, ricordando le quattro sentenze di condanna per la Rai, riconosciuta colpevole, tra il 2012 e il 2016, del demansionamento del conduttore, isolato dall’azienda per essersi opposto all’esclusione dalle sue trasmissioni di ospiti non graditi ai piani alti della Tv di Stato. Rifiutare anche i 600mila euro annui da parte della Rai deve essere stata una formalità per l’orgoglioso Infante.