Per fortuna è crollato alle sei del mattino. Un’ora dopo, quel tratto del Tribunale di Bolzano sarebbe stato attraversato da magistrati, cancellieri, avvocati, dipendenti e cittadini. Invece il bilancio è di una sola ferita lieve. “Siamo tutti miracolati”, ha ammesso la presidente del Tribunale, Francesca Bortolotti. E quando il presidente di un tribunale è costretto a parlare di miracoli, significa che lo Stato ha già fallito.
Il cedimento di una parte del Palazzo di giustizia altoatesino, almeno quattro i piani coinvolti, su cui la Procura ha aperto un’inchiesta per crollo colposo contro ignoti, non è un incidente isolato. È il simbolo di una giustizia che, prima ancora di essere riformata, avrebbe bisogno semplicemente di restare in piedi.
L’Anm: “Quanto accaduto a Bolzano è l’ennesimo allarme”
A dirlo, con parole durissime, è l’Associazione nazionale magistrati. “Quanto accaduto a Bolzano è l’ennesimo allarme”, denuncia la Giunta esecutiva centrale, ricordando di aver consegnato da tempo al governo un dossier con oltre 500 fotografie che documentano il degrado di numerosi palazzi di giustizia italiani. Un dossier rimasto, finora, senza risposta.
L’Anm parla di edifici con “gravi criticità strutturali” che mettono quotidianamente a rischio l’incolumità di magistrati, personale amministrativo, avvocati e cittadini. E aggiunge una domanda tanto semplice quanto imbarazzante: com’è possibile discutere della riapertura di piccoli tribunali, cavallo di battaglia della maggioranza, quando non si riesce neppure a garantire la sicurezza di quelli esistenti?
È una questione di priorità. Da una parte si investono energie politiche nelle grandi riforme costituzionali, nella separazione delle carriere, nelle polemiche contro le toghe. Dall’altra, i soffitti cedono, le colonne portanti si sgretolano e chi entra ogni mattina in un tribunale spera, inconsapevolmente, che non gli crolli addosso.
Il ministero della Giustizia ha espresso solidarietà, annunciato il lavoro da remoto, l’invio di tecnici e persino una norma per limitare le conseguenze processuali dell’inagibilità dell’edificio. Tutto necessario. Tutto successivo. Perché il punto è un altro: se servono norme d’emergenza dopo un crollo, significa che la prevenzione non ha funzionato.
Si invocano efficienza e rapidità, mentre chi amministra la giustizia è costretto a farlo in edifici che, come dimostra Bolzano, possono trasformarsi in una trappola. L’Anm lo ripete da anni: prima di immaginare nuovi tribunali, bisognerebbe salvare quelli che già esistono. Perché una giustizia che cade letteralmente a pezzi perde autorevolezza prima ancora che efficienza. E quando perfino i luoghi simbolo della legalità diventano insicuri, a crollare non sono soltanto muri e colonne. Crolla anche la credibilità dello Stato.