“Questo ponte non è caduto per caso, è caduto perché ci sono delle responsabilità. E se ci sono delle responsabilità, vuol dire che questo crollo poteva essere evitato. Questa è la verità processuale che stasera ci portiamo a casa e che ci fa essere un po’ più tranquilli e sereni”. È in queste poche parole, pronunciate dall’avvocato del Comitato in ricordo delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, Raffaele Caruso, pronunciate dopo la lettura della sentenza che è racchiuso il senso di un processo durato quattro anni.
Perché il Tribunale di Genova, con 32 condanne per complessivi 177 anni di carcere, ha stabilito che il crollo del 14 agosto 2018 non fu una fatalità, ma la conseguenza di responsabilità, scelte e omissioni, precise. Una tragedia annunciata, secondo l’impianto accusatorio, che poteva essere evitata con manutenzioni adeguate e controlli efficaci.
Dodici anni all’ex Ad di Autostrade Castellicci, sei in meno della richiesta della procura
La condanna più pesante quella inflitta all’ex Ad di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci: 12 anni di reclusione, sei anni e mezzo in meno rispetto ai 18 anni e sei mesi chiesti dalla Procura. L’ex manager, oggi detenuto nel carcere di Opera dove sta scontando la condanna definitiva a sei anni per la strage del pullman precipitato dal viadotto Acqualonga, in Irpinia, è stato riconosciuto colpevole di crollo colposo e omicidio stradale.
Condannato a 11 anni anche l’ex responsabile delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli, mentre altre pesanti pene hanno colpito dirigenti di Aspi e della controllata Spea, la società incaricata delle ispezioni.
Il procedimento, iniziato nel luglio 2022, è stato uno dei più imponenti della storia giudiziaria italiana: 57 imputati, 282 testimoni, quattro periti, oltre 12 terabyte di documentazione, 214 parti civili. Nel frattempo Aspi e Spea avevano patteggiato come società, mentre quasi tutte le famiglie delle vittime avevano ottenuto un risarcimento economico. Ma il processo penale aveva un altro obiettivo: accertare le responsabilità personali di chi, secondo l’accusa, conosceva le condizioni del viadotto e non intervenne.
Parzialmente soddisfatti i parenti della vittime
Egle Possetti, che nel crollo perse la sorella, il cognato e due nipoti, parla di un impianto accusatorio sostanzialmente confermato: “Siamo soddisfatti perché sono state individuate responsabilità importanti”. Più amaro Michele Matti Altadonna, che nel crollo perse il fratello Luigi: “Castellucci è stato condannato a 12 anni, i miei quattro nipoti sono condannati per sempre”.
Diversa la lettura della difesa. I legali di Castellucci hanno annunciato ricorso in appello, sostenendo che il manager sarebbe diventato un “capro espiatorio” e che il processo avrebbe dimostrato come egli avesse sempre operato nell’ambito delle proprie competenze, senza lesinare risorse per la sicurezza dell’infrastruttura.
Anche la Procura legge la sentenza come una sostanziale conferma del proprio lavoro. Il procuratore Nicola Piacente ha parlato di una tesi accusatoria “in buona parte confermata”, pur annunciando un probabile appello sul mancato riconoscimento dell’aggravante relativa alla violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, esclusa dal collegio giudicante.
Le parole di circostanza di Salvini
Le reazioni della politica sono state prudenti. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha affermato che “le 43 vittime meritano giustizia” e che “chi ha sbagliato deve pagare”, aggiungendo che Autostrade dovrà rispondere soprattutto con investimenti e manutenzioni. Un richiamo che arriva quasi otto anni dopo una tragedia che ha profondamente segnato il rapporto tra concessionari autostradali e Stato, ma non ha cambiato sostanzialmente nulla.
M5s: “Avremmo auspicato condanne ben più severe”
“Quella del Morandi è una ferita che Genova porterà per sempre nel cuore. Per i familiari delle 43 vittime, quel 14 agosto non è mai finito. La sentenza di oggi non restituisce i loro cari, ma può restituire ciò che non deve mai mancare in uno Stato di diritto: verità e responsabilità”. Lo scrive in una nota il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini.
Il consigliere regionale dei 5S Liguria, Stefano Giordano, ricorda che fu “una tragedia causata dall’ingordigia di chi ha scelto di lucrare anziché mettere al primo posto la sicurezza e la tutela della vita umana”, e si augura che i responsabili di queste morti “abbiano almeno la decenza di accettare le condanne e scontino le loro pene come è giusto che sia”. “Per quanto riguarda la decisione della Corte, le sentenze si rispettano… tuttavia avremmo auspicato condanne ben più severe”, conclude Giordano.