Una riforma elettorale dovrebbe nascere per migliorare le istituzioni, non per massimizzare il vantaggio elettorale di qualcuno. Dal 1993 a oggi l’Italia ha sperimentato diversi modelli senza trovare un equilibrio stabile. Questo continuo intervento sulle regole elettorali alimenta la percezione che la priorità sia la prossima elezione e non l’interesse nazionale. Una legge elettorale dovrebbe invece essere valutata in base a criteri più ampi come previsto dalla Costituzione: garantire rappresentanza ai cittadini, assicurare governi in grado di durare e decidere, e favorire la trasparenza tra elettori ed eletti. Le regole democratiche dovrebbero essere pensate per durare più legislature e non essere riscritte a ogni cambio di convenienza. E ormai questa è la prassi degli ultimi anni.
Andrea Zirilli
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Gentile lettore, lei ha ragione. In un mondo perfetto sarebbe così. In un mondo imperfetto, ciò che lei scrive sarebbe in larga parte disatteso e però si salverebbe qualcosa, giusto per salvare la faccia. Invece nel mondo schifoso in cui viviamo abbiamo le riforme che vediamo: a suo tempo il legaiol-berlusconiano Porcellum e ora lo Stabilicum detto anche Strabicum, in quanto si finge proporzionale ma, con false preferenze e premio di maggioranza spropositato, è un sistema sproporzionale. Come sa, i franchi tiratori hanno azzoppato (ma non affossato) il disegno, sebbene in aiuto al governo sia accorsa Iv di Renzi (Iv sta per “Io vorrei”) che non perde occasione. I franchi tiratori sono deputati che sanno di non essere graditi ai loro elettori e che con un sistema a preferenze non sarebbero mai rieletti.
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