Venti miliardi di dollari per i Mondiali. È la valutazione con cui la Fifa ha annunciato il 28 luglio la nascita di Fifa Forward Enterprise (Ffe), la società in cui confluiranno i diritti commerciali e l’organizzazione dei tornei. Una quota di minoranza finirà sul mercato per 4,2 miliardi, con JP Morgan advisor. A guidare il gruppo di investitori sarà Thrive Eternal, veicolo costituito ad aprile da Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump. Un’associazione svizzera senza scopo di lucro, con 211 federazioni affiliate, mette sul mercato il pezzo di sé che produce cassa.
Dentro Ffe entrano diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria e licensing dei Mondiali maschili e femminili e del Mondiale per club, e la macchina che li organizza. Da Zurigo assicurano di conservare l'”autorità esclusiva” su governance, competizioni e calendario. Solo che il calendario è la prima variabile che un investitore compra: più partite, più tornei, più mercati. Chi mette miliardi pretende di contare, e conta.
Il tentativo, del resto, è vecchio. Nell’aprile 2018 Infantino chiese al Consiglio Fifa il via libera a un’offerta da 25 miliardi di dollari per una Nations League globale e un Mondiale per club allargato, senza poter rivelare i nomi degli investitori. Il Consiglio lo fermò. Otto anni dopo l’operazione arriva confezionata, e i membri di quel Consiglio raccontano di averla appresa dai giornali.
L’investitore di famiglia
Thrive Eternal è una holding di capitale permanente e porta nel gruppo Greg Maffei, ex Liberty Media. In trattativa c’è anche Apollo Sports Capital, costola di un gestore da mille miliardi. Il compratore ideale, insomma, per un torneo da allargare.
Intanto a Washington Jamie Raskin, capogruppo democratico nella commissione Giustizia della Camera, ha chiesto a Infantino documenti e un’audizione trascritta sui rapporti con l’amministrazione Trump. Vuole l’elenco di ogni cosa di valore consegnata al presidente e ai familiari e i registri delle visite nell’ufficio Fifa dentro la Trump Tower, entro il 9 agosto. Nel fascicolo finiscono il premio Fifa per la pace dato a Trump a dicembre e la squalifica di Folarin Balogun sospesa dopo una richiesta partita dalla Casa Bianca. Proprio lì dove un’indagine parlamentare cerca il conflitto di interessi, la Fifa sceglie come socio il fratello del genero.
I centosei voti che servono
Il piano passa solo dal voto delle affiliate: servono 106 sì su 211, e 156 federazioni stanno fuori dall’Europa. A ognuna Zurigo promette fino a 20 milioni di dollari, contro gli 8 del ciclo in corso. Miguel Delaney ricorda sull’Independent che appena un quinto delle affiliate deposita bilanci certificati sui soldi che riceve.
La Uefa ha risposto che il calcio appartiene a tutti e che la Fifa manca del titolo per venderlo, e ha convocato le sue 55 federazioni per una riunione d’emergenza in cui si valuterà il boicottaggio. Un precedente c’è: nel 2021 la Fifa ritirò il Mondiale biennale dopo che l’Europa minacciò di restare a casa. Gabriele Gravina, primo vicepresidente Uefa, ha detto all’Ansa che «il calcio non può essere ridotto ad un affare privato». Il presidente della Liga, Javier Tebas, che ne ha già chiesto le dimissioni, ha definito “patetico” il messaggio con cui Infantino ha liquidato i suoi critici.
Resta il dettaglio biografico. Nell’aprile 2015, da segretario generale della Uefa, Infantino definì la proprietà dei calciatori da parte di soggetti terzi una specie di schiavitù moderna. Sul bollettino federale scrisse che possedere i diritti economici di un essere umano e scambiarli come un bene sarebbe inaccettabile. Undici anni dopo il bene è il Mondiale, il terzo è il fondo di famiglia della Casa Bianca, e il Times scrive che dal 2031 a guidare la società sarà lui.