Si capisce che cosa conta davvero per una maggioranza guardando l’ultimo giorno prima delle ferie. Che per inciso, per le Camere, iniziano domani (e si protrarranno fino al 9 settembre): si porta a casa quello che premeva, e tutto il resto si lascia sul tavolo fino alla ripresa dei lavori.
Le priorità prima delle ferie
Ma che cosa premeva? Mercoledì 5 agosto, aula della Camera. Prima il diniego alla Procura di Roma sulle chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia, e Mauro Caroccia, il ristoratore romano condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni perché ritenuto prestanome del clan Senese: 206 sì e 133 no, a scrutinio segreto.
Poi la fiducia sul decreto giustizia e immigrazione, 191 sì. Quindi la risoluzione sulla clausola di salvaguardia (per riarmo ed energia), 181 sì. Tre voti in un pomeriggio: uno per coprire un deputato, uno per blindare un decreto, uno per chiedere all’Europa di spendere di più fuori sforando i parametri Ue.
Al Senato, il presidente Ignazio La Russa ha congedato l’aula così: «Credo che vi meritiate tutti indistintamente un po’ di vacanza perché nel bene e nel male abbiamo faticato».
Legge elettorale
Intanto lo Stabilicum riposa in commissione Affari costituzionali del Senato. Approvato alla Camera il 16 luglio con 217 sì, promette settanta seggi in più a Montecitorio e trentacinque a Palazzo Madama a chi supera il 42 per cento, con le liste bloccate.
L’emendamento sulle preferenze è caduto per un voto solo, ma c’è un’intesa almeno sulla carta per riproporlo in altra formulazione. Si riprende a settembre, e il tempo lo troveranno.
Poi c’è il Paese. Il ministero della Salute ha messo il livello 3 su tutte e ventisette le città che sorveglia, e quest’anno non era mai successo. Livello 3 vuol dire emergenza anche per le persone sane e attive, non soltanto per gli anziani e i bambini. Eppure per chi lavora sotto la canicola una soglia nazionale non esiste: ci sono le ordinanze delle Regioni e i messaggi dell’Inps sulla cassa integrazione. Insomma, lo Stato ha appaltato il termometro ai governatori. Anzi, ai governatori e a un modulo.
Benzina… sul fuoco
Nelle carceri il termometro lo conosciamo bene. Antigone ha diffuso il rapporto di metà anno proprio il 5 agosto, mentre i banchi si svuotavano: 64.741 persone detenute per 46.343 posti davvero disponibili, affollamento reale al 139,7 per cento, 38 suicidi nei primi sette mesi dell’anno, e celle che secondo Antigone superano i 40 gradi. E la benzina? La benzina si paga e basta.
Il taglio di 17 centesimi vale solo sul gasolio, è costato ben 125 milioni per dieci giorni, e il 4 agosto il Consiglio dei ministri l’ha prorogato fino al 25 con l’ennesimo decreto. Quel giorno il gasolio stava a 2,100 euro al litro e la benzina a 1,999. Il giorno dopo, in aula, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti spiegava che dalla flessibilità europea sull’energia restano fuori proprio le accise e i sussidi, mentre per la difesa si farà uno scostamento di bilancio allo 0,9 per cento (circa 20 miliardi, senza contre i 14,9 che ballano dal fondo Safe).
Per le armi una percentuale del Pil, per il pieno una proroga di venti giorni. E i salari, già che ci siamo: secondo l’Ocse a inizio 2026 le retribuzioni reali italiane stavano ancora sotto del 6,1 per cento rispetto al 2021.
A Camere spente
Del resto le Camere servono sempre meno. In questa legislatura sono stati emanati 137 decreti legge, quasi tre al mese, e delle 354 leggi approvate 264 le ha scritte il governo: il 74,58 per cento. Sei decreti restano in conversione con le aule chiuse, e quello sui prezzi petroliferi, nato il 4 agosto, un disegno di legge di conversione non ce l’ha ancora. Il conto dei sessanta giorni corre lo stesso.
A settembre arriveranno tutti insieme, impacchettati con la fiducia, e i deputati alzeranno la mano su testi che non hanno scritto: alla Camera le assenze viaggiano già al 33,5 per cento. Il Senato riaprirà per qualche minuto, alle tredici, il tempo di annunciare che è arrivato un altro decreto del governo, e poi spegnerà le luci fino al 9 settembre. Trentaquattro giorni, secondo i calcoli di Pagella Politica.
Il caldo non ne fa nemmeno uno, le prigioni sovraffollate neppure, il serbatoio si svuota anche a Ferragosto: chiude soltanto il posto in cui di tutto questo si sarebbe potuto discutere, e chi ci lavora se l’è pure meritato, dice. Punto e a capo.