L’Arabia Saudita bombarda gli Houthi ma i ribelli non si fermano più: il Medio Oriente sull’orlo di una nuova escalation

L’Arabia Saudita bombarda gli Houthi ma i ribelli non si fermano più: il Medio Oriente sull'orlo di una nuova escalation

L’Arabia Saudita bombarda gli Houthi ma i ribelli non si fermano più: il Medio Oriente sull’orlo di una nuova escalation

Poco alla volta, e peggiorando di giorno in giorno, la crisi in Yemen spaventa i Paesi del Golfo e il mondo intero, che teme le ripercussioni sull’economia nel caso in cui i ribelli Houthi chiudano definitivamente lo Stretto di Bab el-Mandeb. Una situazione che preoccupa soprattutto il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman Al Sa’ud, che vedrebbe Riad sostanzialmente tagliata fuori dal commercio globale. Proprio per questo, l’aviazione saudita anche ieri ha bombardato la città portuale yemenita di Mokha, causando, secondo quanto riferito dalle autorità del Paese, la morte di sei persone e il ferimento di altre otto, indicate come “miliziani”, nel tentativo di fermare l’avanzata del gruppo filo-iraniano.

Ben diversa la ricostruzione degli Houthi, secondo cui si sarebbe trattato di “civili, tra cui due bambini e una donna”, con un “affronto che non resterà impunito”. L’unica certezza è che i raid non sembrano aver fermato l’avanzata dei combattenti sciiti che, fino a ora, controllavano gran parte dello Yemen settentrionale, compresa la capitale Sana’a, mentre ora avrebbero definitivamente conquistato anche il porto di Mokha sul Mar Rosso, consolidando la loro presenza nell’area strategica dello Stretto di Bab el-Mandeb.

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Riad attacca, ma gli Houthi non si fermano

Insomma la situazione resta particolarmente delicata. Inoltre i ribelli, secondo quanto da loro stessi dichiarato, avrebbero lanciato nelle ultime ore una nuova offensiva per conquistare anche le alture strategiche tra le province di Taiz e Lahij, con l’obiettivo di separare la costa del Mar Rosso dalle ultime aree ancora in mano alle forze sostenute dall’Arabia Saudita. Un’avanzata che, secondo le ricostruzioni sul campo, l’esercito regolare dello Yemen, sostenuto da Riad, sta cercando di contrastare con una strenua resistenza ma senza ottenere grandi risultati.

Il rischio è che la crisi possa ulteriormente allargarsi. Proprio per questo, il primo ministro britannico Andy Burnham ha annunciato che il Regno Unito fornirà sostegno militare difensivo all’Arabia Saudita contro gli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen.

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Svolta in Iran: gli ayatollah inviano a Trump una proposta di tregua

Di pari passo, prosegue anche lo scontro tra Stati Uniti e Iran, che continuano a scambiarsi attacchi in attesa che lo stallo diplomatico possa essere superato. Fortunatamente proprio questo potrebbe accadere nelle prossime ore, almeno secondo le ultime indiscrezioni di stampa, visto che il governo di Mojtaba Khamenei avrebbe fatto arrivare a Donald Trump una proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz qualora gli Stati Uniti accettassero di fermare i raid e allentare il blocco navale, che evidentemente sta creando forti difficoltà a Teheran.

La proposta, secondo quanto riferiscono le agenzie, prevederebbe anche la riapertura dei canali diplomatici e potrebbe essere discussa a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite da una delegazione statunitense e da una iraniana. Difficile dire come andrà a finire, anche se da Teheran arrivano segnali di cautela. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, atteso proprio all’Onu, prima di partire ha promesso di “difendere con fermezza” le posizioni del suo Paese, spiegando che ora Teheran si aspetta “serietà” da parte degli Stati Uniti per arrivare alla conclusione del conflitto.

Ma i Pasdaran frenano: “pronti a riprendere le ostilità”

Stessa diffidenza che è stata manifestata anche dal portavoce delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), Hossein Mohebbi, secondo cui Teheran è “pienamente preparata alla guerra”. Un avvertimento rivolto a Usa e Israele sulle conseguenze di una definitiva ripresa delle ostilità. Allo stesso tempo, Mohebbi ha affermato che Teheran “può anche intraprendere negoziati qualora gli interessi nazionali lo richiedano” e nel caso in cui “gli Usa prenderanno coscienza della loro disfatta”.

Una posizione che appare difficilmente conciliabile con quella di Washington. Donald Trump, anche ieri, ha affermato che “l’Iran non se la passa bene, la loro situazione è critica”. Dalla Casa Bianca, tuttavia, non è arrivata una chiusura totale al dialogo. Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, in un’intervista alla Nbc, ha detto che gli Stati Uniti “sono aperti a colloqui con gli iraniani a margine dell’Assemblea generale dell’Onu”, aggiungendo però che “al momento non è previsto alcun incontro”.