Ceuta, muro contro muro Meloni-Sanchez: Madrid chiede di riaprire le frontiere entro domenica, Roma le blinda fino a Ferragosto

Il premier Sanchez minaccia "misure analoghe" se le frontiere non saranno riaperte. La risposta di Roma non lascia margini di mediazione

Ceuta, muro contro muro Meloni-Sanchez: Madrid chiede di riaprire le frontiere entro domenica, Roma le blinda fino a Ferragosto

Nessuna mediazione, ma muro contro muro. È la via scelta, dopo la crisi di Ceuta, da Palazzo Chigi per rispondere al governo spagnolo, che ieri mattina aveva comunicato a Roma che se non avesse riaperto i confini entro 48 ore (l’ultimatum scade domenica 9), anche Madrid avrebbe adottato “misure proporzionate”, ovvero sospeso Schengen con l’Italia.

La risposta di Meloni è arrivata nel primo pomeriggio con una nota durissima, che ha chiuso ogni margine di trattativa entro la scadenza fissata da Madrid. “L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale ed il controllo delle frontiere”, si legge nel testo diffuso da Palazzo Chigi.

“Non intendiamo in nessun caso rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia”.

Fino al 15 agosto Schengen resta sospeso

La data del 15 agosto, spiega la nota, non è casuale: “In quella data, come annunciato dalle stesse autorità spagnole, è infatti attesa a Ceuta una nuova ondata migratoria“. Solo tre condizioni, elenca Meloni, potranno portare a un ripensamento: la certezza che non vi siano rischi di sicurezza e terrorismo per l’Italia; che non si verifichi una nuova ondata; che non ci siano migranti irregolari diretti verso il territorio europeo.

Palazzo Chigi prova poi ad ammorbidire i toni verso Madrid, ricordando che la misura “non pregiudica” i rapporti con “un Paese amico come la Spagna” e paragonandola a decisioni analoghe già adottate in passato dall’Italia nei confronti della Slovenia, e da altri governi europei nei confronti della stessa Italia e della Spagna.

La nota si chiude con un’apertura di facciata: quando le condizioni verranno meno, “l’Italia è pronta a continuare un confronto costruttivo con il Governo di Madrid” e nel frattempo le autorità di frontiera “faranno di tutto per garantire la massima agibilità” ai cittadini spagnoli ed europei, non toccati – viene precisato – dal ripristino dei controlli ai confini aerei e marittimi.

Il no anticipato da Piantedosi

Sulla stessa linea, ma con toni ancora più taglienti, si era già mosso in precedenza il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Intervenendo agli incontri “Bar Italia” organizzati da Fratelli d’Italia a Sorrento, il titolare del Viminale aveva anticipato il no all’ultimatum spagnolo, spiegando che la sospensione di Schengen “è una misura temporanea che è consentita dai trattati Ue, vedremo dopo il 15 agosto”.

E aveva rincarato la dose sulle opposizioni italiane, liquidando le loro critiche come una “reazione scomposta” perché “forse non si può toccare un Paese a guida socialista”.

Sanchez: “Decisione di Roma ingiusta e contraria agli interessi Ue”

Parole, quelle di Piantedosi prima e di Meloni poi, che trasformano un caso già delicato in un braccio di ferro tra governi. Nella sua nota, il premier iberico Pedro Sánchez aveva ricordato come la sospensione del trattato di libera circolazione avesse già impattato su “migliaia di passeggeri“.

La decisione italiana veniva poi definita “ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola“, adottata “senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri che non si conformano né al Codice delle frontiere Schengen né alla verità“.

Un giudizio severo, ma che trova riscontro anche in casa italiana: lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva ammesso che i controlli alle frontiere non hanno portato a individuare alcun migrante irregolare in partenza dalla Spagna verso l’Italia. E, come confermato da Madrid, nessun migrante è arrivato da Ceuta in Spagna né in nessun altro territorio Schengen.

Madrid, nella sua nota, aveva smontato punto per punto le motivazioni citate da Roma, ricordando che i migranti sbarcati a Ceuta “non hanno potuto né possono entrare liberamente nello spazio Schengen”, visto che sull’exclave vige un regime speciale con controlli assimilabili a quelli di un’area extra-Schengen, e che “la quasi totalità” dei migranti è “già rientrata in Marocco”.

Cita inoltre i dati Frontex, secondo cui l’Italia resta lo Stato membro con il maggior numero di attraversamenti irregolari negli ultimi anni, con cifre “che sono arrivate a raddoppiare quelle della Spagna”. Da qui l’accusa di discriminazione e l’invito a “trattare gli spagnoli come il resto dei cittadini europei”, con l’appello finale a far prevalere “l’europeismo, il buon senso e la buona fede”.

Intanto Madrid blinda Ceuta

Sul terreno, intanto, la Spagna continua a muoversi in autonomia per blindare Ceuta in vista del possibile bis del 15 agosto. Il ministero della Difesa e quello dell’Interno hanno reso noto lo schieramento davanti alla città autonoma delle fregate “Santa Maria” e “Navarra”, che si aggiungono al pattugliatore d’altura “Rayo” e a una nave di supporto logistico già inviati nei giorni scorsi.

La polizia nazionale invierà altre 45 unità antisommossa, che si uniranno ai 225 agenti già dispiegati, mentre restano sotto osservazione gli slogan “15/08” e “al-Hajma” che circolano sui social marocchini. A Ceuta operano già circa 2.000 militari e un migliaio tra agenti di polizia e Guardia Civil, mobilitati dal 30 luglio scorso, quando almeno 72mila persone entrarono in massa nell’exclave via terra e a nuoto.