Rai, Sottile contro Conte e Ranucci: “È nato Contucci”. La replica dei 5 Stelle: “Lui più Meloni, uguale Sottiloni”. E intanto dopo un anno il Media Freedom Act è al palo

Post di Sottile contro Ranucci e Conte: “È nato Contucci”. Replica M5S: “No, è il Sottiloni”. E dopo un anno Il media Freedom Act è al palo

Rai, Sottile contro Conte e Ranucci: “È nato Contucci”. La replica dei 5 Stelle: “Lui più Meloni, uguale Sottiloni”. E intanto dopo un anno il Media Freedom Act è al palo

Ad un anno dall’entrata in vigore (l’8 agosto) del Media Freedom Act europeo (e dalla sua mancata attuazione), quello che dovrebbe garantire l’indipendenza del servizio pubblico radio-televisivo italiano, a tenere banco è un post al vetriolo contro di Sigfrido Ranucci.

Come se non bastassero, l’attentato dinamitardo sotto la sua abitazione lo scorso 25 ottobre, il caso Valter Lavitola, l’ex direttore de L’Avanti! sospettato dalla Procura di Roma di esserne il mandante, al quale il conduttore di Report ha ammesso di essere legato da un rapporto di amicizia, e l’istruttoria a suo carico aperta dalla Commissione stabile per il Codice Etico (oltre alla possibilità apertura di un audit) per passare in rassegna la correttezza dell’operato professionale del giornalista Rai (che ha già risposto punto per punto) più bersagliato dalla politica e, dall’avvento di TeleMeloni, dal centrodestra e dai media di riferimento al seguito.

Una manovra a tenaglia che fanno di Ranucci doppiamente vittima: dell’attentato e di una campagna mediatica che non si vedeva dai tempi dell’editto bulgaro di berlusconiana memoria.

Sottile contro Ranucci e Conte: “È nato Contucci”

L’ultima ‘carezza’, dall’interno dell’azienda del Servizio Pubblico, è arrivata ieri, via Social, dal collega Salvo Sottile. Che con un colpo solo, ha messo nel mirino il giornalista, Ranucci, e il politico, Giuseppe Conte, più attaccati (e temuti?) dalle destre.

“È nato Contucci – scrive il conduttore che da settembre sarà in onda con Ore 14, la trasmissione fino alla passata stagione di Milo Infante –. Non cercatelo all’anagrafe. È un personaggio immaginario, ma somiglia terribilmente a due protagonisti della vita pubblica italiana”.

Ed ecco svelata l’identità del mitologico personaggio: “Metà Giuseppe Conte, metà Sigfrido Ranucci – prosegue Sottile –. Il primo, davanti alla Commissione Covid, trasforma ogni domanda in un comizio. Il secondo, quando le domande riguardano lui, vede sempre un attacco politico. Due mondi lontani. O forse no”.

Prima della dedica finale che rimanda all’articolo completo pubblicato sul suo blog: “C’è un virus che continua a circolare in Italia. Non è il Covid e soprattutto non hanno ancora scoperto un vaccino. #giuseppeconte #sigfridoranucci #contucci #lettera14”. Se doveva essere un post ironico, di certo nel Movimento 5 Stelle l’hanno letto in modo diverso.

La replica dei 5 Stelle: “Sottile più Meloni, uguale Sottiloni”

Mentre “la gente è alle prese con il caro carburante e il carovita”, TeleMeloni “continua a colpire”, tagliano corto i pentastellati in commissione di Vigilanza. “I cittadini vorrebbero sapere come il governo pensa di fronteggiare queste emergenze e invece chi dovrebbe informarli nel servizio pubblico, pagato con i soldi del canone versato dagli italiani, si presta alle distrazioni di massa trovate da Meloni & C. – aggiungono –. Stavolta lo fa sui social uno dei suoi alfieri principali, quel Salvo Sottile che ha contribuito a distruggere Rai3 e che è stato ricompensato con la trasmissione lasciata da Milo Infante. Con la differenza che quest’ultimo ha sempre fatto ascolti d’oro, con Sottile siamo nelle mani di Dio”.

Ma non è tutto. “Sottile fa il simpatico, o meglio ci prova, dicendo che sarebbe nato ‘Contucci’, accostando Conte e Ranucci dicendo che entrambi si autoassolverebbero – spiegano –. A parte il fatto che ormai questi (Sottile, Monteleone, ecc.) non hanno più alcun pudore a pubblicare qualsiasi nefandezza gli passi per la testa, ma non si rende conto Sottile di quanto sia ridicolo a pubblicare simili scemenze? Semmai quello che è nato ormai da anni è ‘Sottiloni’, metà Sottile e metà Meloni”.

Poi l’affondo finale: “Entrambi accomunati in politica e nell’informazione a fare delle insinuazioni e della propaganda il proprio marchio di fabbrica e arma di distrazione di massa – concludono i parlamentari M5S –. Ci chiediamo quand’è che Sottile farà una bella inchiesta, quantomeno mezzo servizio, sulle chat di Delmastro. Mai, perché quando fai del servilismo il tratto distintivo della tua carriera poi sei incatenato a un guinzaglio che non si scioglierà più”.

Fratelli d’Italia in soccorso di Sottile contro i 5 Stelle

Parole che spingono Fratelli d’Italia ad intervenire per esprimere “solidarietà a Sottile e a tutta la sua troupe: non saranno le illazioni di chi prova a nascondere storie fumose che potranno fermarli, e noi continueremo a difendere la loro libertà d’azione, così come quella di tutti i giornalisti, di inchiesta e non”.

La pattuglia meloniana in Vigilanza non perde l’occasione di contrattaccare: “Il Movimento 5 stelle ha un problema di coerenza non lo scopriamo di certo oggi, ma quando si parla di voler limitare la libertà dei giornalisti d’inchiesta a loro sgraditi fa sempre l’effetto della prima volta – continuano –. In questi anni li abbiamo visti, letti e ascoltati stracciarsi le vesti quando la libertà dei giornalisti a loro vicini, secondo loro, veniva limitata”.

Certo, ci sarebbe anche la questione degli ascolti, ma il confronto tra quelli di Sottile e quelli di Ranucci non aiuta più di tanto la causa del centrodestra. Che preferisce sorvolare pure sulla questione del Media Freedom Act. Sulla quale è invece l’opposizione a tornare all’attacco.

Media Freedom Act, un anno a vuoto

“Domani (8 agosto), ricorre il primo anniversario dell’entrata in vigore dell’Emfa, il regolamento europeo per rafforzare indipendenza, pluralismo e libertà dell’informazione. A un anno di distanza l’Italia è ancora lontanissima dagli standard europei e la responsabilità politica è del governo Meloni e della sua maggioranza”, taglia corto il verde Angelo Bonelli.

“Non parliamo solo della Rai, ormai sempre più sottoposta al controllo della maggioranza, ma dell’intero sistema dell’informazione: trasparenza degli assetti proprietari e della pubblicità istituzionale, tutela delle fonti e protezione dei giornalisti dagli spyware”, aggiunge. Prima dell’appello “a tutte le forze politiche democratiche: sulla libertà d’informazione non possono esserci appartenenze di parte”.

Gli fa eco Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana: “La destra fa finta di nulla e porta avanti una proposta di riforma che affida ancora una volta al governo e ai partiti della maggioranza il controllo sulla Rai, sull’amministratore delegato e anche sulla scelta del consiglio di amministrazione (possono continuare a negare, ma è così)”.

Commissione Rai per il Codice Etico

Ma intanto a destra si parla di Ranucci come argomento di distrazione di massa. E un doppiopesismo inaccettabile secondo il Consigliere d’amministrazione di Viale Mazzini, Roberto Natale: “Da giorni si susseguono su qualche quotidiano le indiscrezioni sul lavoro della Commissione Rai per il Codice Etico che si sta occupando della vicenda Ranucci-Report, ed in più di un articolo traspare la voglia matta di orientarne l’attività verso una punizione esemplare del conduttore – argomenta –. È bene invece che la Commissione possa svolgere il suo compito senza indebite interferenze e senza che venga spinta a travalicare i suoi ambiti legittimi di azione. Perché è evidente – avverte – che, se si comincia a indagare sulle ragioni che sono alla base di un servizio giornalistico, si va su un terreno scivoloso e deontologicamente sconfinato, che certo non potrà riguardare soltanto Report”.