Gaza, l’elenco delle promesse mancate di Netanyahu: dagli ostaggi all’occupazione, una pietra sullo Stato palestinese

Dalla promessa di Netanyahu di non occupare Gaza al rifiuto del piano di Trump: la Striscia dal 53 al 70%, il Libano e la Cisgiordania.

Gaza, l’elenco delle promesse mancate di Netanyahu: dagli ostaggi all’occupazione, una pietra sullo Stato palestinese

«Finché sarò primo ministro, non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania». Benjamin Netanyahu lo ha detto ieri, aprendo il gabinetto che ha respinto il documento in 15 punti del Board of Peace, il piano che lega il disarmo di Hamas al ritiro israeliano. Occhio, è lo stesso premier che il 10 novembre 2023 garantiva che Israele non voleva né governare Gaza né occuparla. Promesse sbriciolate: trentatré mesi dopo l’esercito è dentro, e ci resta.

Per due anni la difesa del governo israeliano è stata una sola: liberati gli ostaggi, la guerra finisce. Il 13 ottobre 2025 i venti ancora vivi sono tornati a casa dopo 738 giorni. Il 26 gennaio 2026 l’esercito ha recuperato il corpo di Ran Gvili, l’ultimo rapito, e ha annunciato che la restituzione era completa. Da allora i corazzati si sono mossi soltanto in avanti. La tesi era arrivata anche a Roma. Giorgia Meloni, all’Assemblea generale dell’Onu del settembre 2025, sosteneva che fosse Hamas a poter «far cessare le sofferenze dei palestinesi, liberando subito tutti gli ostaggi». Gli ostaggi sono usciti tutti. Le sofferenze invece sono rimaste esattamente dov’erano.

La linea che cammina

L’accordo di ottobre fissava un perimetro: ritiro dietro la “linea gialla”, il 53 per cento della Striscia in mano israeliana in attesa della seconda fase. Proprio quella linea ha cominciato a camminare verso il mare. A maggio la radio dell’esercito, Galei Zahal, la dava al 59 per cento; a luglio il gabinetto di sicurezza ha appreso che si arriva fino al 70, dopo l’ordine di Netanyahu di allargare. Sul tracciato sono intanto sorti 23 chilometri di terrapieno. I confini provvisori, quando si fortificano, hanno un altro nome.

Il secondo impegno erano gli aiuti: 600 camion al giorno, il livello precedente alla guerra. Quella soglia è rimasta sulla carta, e il 6 giugno l’Ocha rilevava che l’inasprimento delle restrizioni ostacola l’intera operazione umanitaria. E il cessate il fuoco continua a sparare: 1.257 palestinesi uccisi da ottobre secondo il ministero della Salute di Gaza, dentro un totale di 73.377 morti. Save the Children ha calcolato che nei primi sei mesi di tregua i bambini uccisi o feriti sono stati almeno due al giorno.

Beirut e Jenin, stesso metodo

In Libano il copione si ripete. La tregua del 27 novembre 2024 prevedeva il ritiro israeliano in sessanta giorni; il 18 febbraio 2025 Israele ha comunicato che restava su cinque postazioni “strategiche”, e ci è rimasto. Unifil ha registrato circa 9.200 violazioni dello spazio aereo libanese fino al 28 gennaio 2026. Poi, dal 2 marzo, l’offensiva vera: 4.328 morti al 19 luglio secondo il ministero della Salute libanese, 430 mila persone ancora fuori casa nonostante l’accordo quadro di Washington del 26 giugno.

Sulla Cisgiordania la parola data agli americani era che l’annessione non ci sarebbe stata, per salvare gli Accordi di Abramo. Il 22 ottobre 2025 la Knesset ha approvato in via preliminare la legge sulla sovranità, 25 voti contro 24. L’operazione “Muro di ferro”, aperta nel gennaio 2025, ha sfollato circa 40 mila palestinesi dai campi del nord: diciannove mesi dopo nessuno è tornato ad abitarci. L’Ocha conta per il 2026 una media di sei attacchi di coloni al giorno e oltre 3.200 sfollati; dall’ottobre 2023 i palestinesi uccisi in Cisgiordania superano il migliaio, un quarto minorenni.

Resta la promessa fatta in casa. Nel novembre 2025, alla Knesset, Netanyahu ha assicurato che l’inchiesta sul 7 ottobre ci sarebbe stata, con ampio consenso. La commissione statale indipendente si è persa per strada, e il 6 luglio i deputati hanno approvato in prima lettura una commissione di tre membri nominati tutti dalla maggioranza, 59 sì e opposizione fuori dall’aula. Chi ha mancato ogni scadenza si è scritto da solo il verbale. Ieri ha giurato che finché comanda lui uno Stato palestinese non nascerà: è l’unica promessa che sta rispettando.