Pronto soccorso, record storico dei turni scoperti: dai medici d’urgenza al personale infermieristico

Il governo rivendica 1.150 Case di comunità aperte: per l'Agenas ne funzionano a regime 66, e ad agosto mancano quasi 7mila medici

Pronto soccorso, record storico dei turni scoperti: dai medici d’urgenza al personale infermieristico

L’articolo 4 c’era, e adesso non c’è più. Nella bozza di decreto legge arrivata al Consiglio dei ministri del 4 agosto stava la proroga fino al 30 giugno 2027 della facoltà di affidare a terzi i servizi di emergenza-urgenza. Nel testo licenziato lo stesso giorno la norma è sparita. L’avevano chiesta le Regioni, il ministero della Salute aveva opposto le sue riserve, ed è rimasto il vuoto. Intanto la deroga che consentiva ai reparti in affanno di impiegare medici dalle cooperative si è chiusa il 31 luglio. Nella settimana più calda dell’estate il governo ha scritto una norma sui pronto soccorso e l’ha cancellata in poche ore.

Pronto soccorso e medicina d’urgenza

Poi ci sono i numeri, che il ministero conosce da anni. Secondo la Simeu, Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza, nel 2026 mancano circa 5.000 medici dell’emergenza-urgenza, che d’estate diventano 6.000 e ad agosto sfiorano i 7.000. Nel 70% dei pronto soccorso la scopertura va dal 25 al 70 per cento degli organici. Il 6 agosto tutte e 27 le città sorvegliate dal ministero della Salute sono finite insieme in bollino rosso, per la prima volta nel 2026. Gli accessi estivi salgono di almeno il 15%, calcola Pierino Di Silverio dell’Anaao Assomed, e a presentarsi sono anziani e malati cronici rimasti soli in città. Proprio lì dove il servizio pubblico dovrebbe reggere l’urto, si assottiglia.

Il mercato che doveva sparire

Il divieto di comprare turni dalle cooperative sta nel decreto legge 34 del 2023. È scattato il 31 luglio 2025, con una sola deroga di dodici mesi. Tre anni dopo l’annuncio, un’indagine della Fadoi, la federazione dei medici internisti ospedalieri, ha trovato esternalizzazioni nel 54% dei pronto soccorso. Le aziende sanitarie hanno impegnato 1 miliardo e 64 milioni per liberi professionisti nel biennio 2024-2025, e il solo 2025 è cresciuto del 15 per cento. Il presidente della Simeu Alessandro Riccardi lo chiama «male necessario». 

Sul versante infermieristico il conto è più pesante. Il primo Rapporto sulle professioni infermieristiche della Fnopi, presentato nel 2025 con la Scuola superiore Sant’Anna, stima una carenza di almeno 65mila infermieri: 6,5 ogni mille abitanti, contro la media europea di 8,4 rilevata dall’Ocse. Il vuoto si copre con prestazioni aggiuntive, doppi turni e riposi saltati. Il lavoro usurante e il riposo biologico per chi sta in emergenza-urgenza erano stati chiesti per l’ultima manovra, e l’ultima manovra li ha lasciati fuori.

Le case aperte e il personale che manca

Il 30 giugno scadeva il target del Pnrr sulle Case della comunità, i presidi che dovevano alleggerire i pronto soccorso. Schillaci ha dichiarato l’obiettivo raggiunto, con oltre 1.150 strutture operative. L’intesa che porta i medici di famiglia dentro quelle Case è arrivata il 26 giugno, quattro giorni prima della scadenza. Il monitoraggio dell’Agenas sul decreto ministeriale 77 del 2022, aggiornato al 31 dicembre 2025, contava 66 Case pienamente funzionanti sulle 1.715 programmate, il 4%: le uniche con tutti i servizi e il personale al completo. 

Il resto è aritmetica. Il Documento di finanza pubblica 2026 tiene la spesa sanitaria ferma al 6,4% del Pil fino al 2029, e la Fondazione Gimbe calcola in 30,6 miliardi il divario con il finanziamento pubblico nel triennio 2027-2029. Fratelli d’Italia intanto rivendica sul proprio sito un “record storico” di risorse. Nel 2024, secondo l’Istat, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi. Ad agosto il conto lo paga chi in corsia ci lavora doppio, insieme a chi arriva in barella e aspetta il ricovero in corridoio. Del governo, in tutto questo, resta un articolo 4 comparso in una bozza e sparito dal testo definitivo nel giro di una mattinata.