Migranti, Italia nella morsa: tra Berlino, che insiste sul rimpatrio dei dublinanti, e Copenaghen, pronta a blindare le frontiere in caso di crisi

Intanto Tajani tenta di gettare acqua sul fuoco e conferma la sospensione di Schengen nei confronti della Spagna fino al 15 agosto

Migranti, Italia nella morsa: tra Berlino, che insiste sul rimpatrio dei dublinanti, e Copenaghen, pronta a blindare le frontiere in caso di crisi

A volte l’alleato che ti sei scelto può trasformarsi nel tuo peggior nemico. Lo sta scoprendo, suo malgrado, Giorgia Meloni, che nella crisi migratoria aperta da Ceuta, ha puntato tutto sull’asse dei Paesi favorevoli a una linea dura sui controlli di frontiera – Danimarca e Germania su tutti – voltando le spalle alla Spagna, nazione esposta ai flussi migratori come l’Italia e per questo, in teoria, partner naturale nelle politiche europee.

Invece Meloni ha preferito fare sponda con la premier danese, Mette Frederiksen, che con la premier italiana era arrivata a pubblicare un video-messaggio congiunto per rilanciare la richiesta di pugno fermo sui flussi. Ma oggi quella strategia inizia a mostrare tutti i suoi rischi.

Migranti, Frederiksen pronta a mollare l’Italia e a blindare le frontiere

Ieri, intervenendo al Folketing (il Parlamento danese), in un dibattito urgente sulla crisi migratoria, la premier Frederiksen, pressata dai partiti di destra, ha ribadito la propria linea intransigente, dichiarandosi pronta a rafforzare i controlli alle frontiere e, “in ultima istanza”, a chiuderle del tutto in caso di una nuova ondata attraverso l’Europa.

“Una politica migratoria rigorosa è fondamentale per la Danimarca e per l’Europa”, ha detto la leader socialdemocratica. Frederiksen ha però anche difeso con forza la permanenza della Danimarca nello spazio Schengen, definendosi “fortemente in disaccordo” con la Spagna sulla gestione dei flussi, ma mettendo in guardia dalle conseguenze di un’eventuale uscita danese dall’area di libera circolazione, respingendo così le richieste più radicali delle destre nazionaliste del Dansk Folkeparti.

Intanto la Germania si dice “sorpresa” per la posizione italiana sui Dublinanti

Anche dalla “amica” Germania (il cui governo è altrettanto duro sulla questione migranti) non sono arrivate buone notizie per Meloni. Il ministero dell’Interno di Berlino ha fatto infatti sapere di essere “un po’ sorpreso dell’agitazione” e delle “divergenze” emerse con Roma sul tema delle espulsioni verso l’Italia dei migranti soggetti al regolamento di Dublino. In pratica si tratta del rimpatrio in Italia di tutti quei migranti entrati in Europa passando dal nostro Paese.

La portavoce del ministero ha spiegato che Germania e Italia collaborano da tempo su questi dossier, ricordando che nell’autunno 2025 erano stati chiusi accordi bilaterali con Italia e Grecia per applicare nuovamente le norme di Dublino dall’entrata in vigore del sistema europeo comune di asilo, avvenuta a giugno 2026: “Questo significa che le espulsioni di Dublino saranno eseguite anche verso l’Italia”.

Più sfumata la risposta sui casi precedenti al 12 giugno (ovvero pre-entrata in vigore degli accordi), quelli che il Viminale considera azzerati: su questo punto Berlino si è riservata di fornire “una risposta precisa in un secondo momento”, lasciando aperta una questione tutt’altro che marginale sul piano numerico.

Tajani prova a stemperare le polemiche (a modo suo)

A stemperare i toni (a modo suo) ci ha provato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha tentato di minimizzare lo scontro: “Non credo che ci sia un problema” con la Germania sui dublinanti. Il vicepremier ha collegato la questione a un altro fronte, quello delle navi Ong battenti bandiera tedesca che hanno fatto sbarcare migranti in Italia (che a loro volta dovrebbero essere riportati in Germania, secondo Roma), sostenendo che su quella base è possibile che “si trovi un equilibrio” e che non ci saranno ostacoli al rientro dei dublinanti in Germania. Una lettura ottimistica, che non accorcia la distanza tra le due capitali su un tema, quello dei trasferimenti Dublino, che Berlino considera “uno dei pilastri fondamentali” del sistema europeo di asilo. Peccato che Tajani sembri non rendersene conto.

Schengen con la Spagna sospeso fino al 15

Ma ieri Tajani ha voluto anche rispondere all’omologo spagnolo José Manuel Albares, che martedì aveva accusato l’Italia di aver sospeso Schengen “esclusivamente per interessi di parte e per esigenze elettorali nazionali”. “Roma ha reagito con leggerezza e frivolezza a questa crisi migratoria”, aveva aggiunto, “le azioni del governo italiano non sono state improntate alla solidarietà”.

Sul tema Tajani ha confermato che la sospensione di Schengen resterà in vigore almeno fino al 15 agosto: “Fino al 15 non si revoca, vediamo quali saranno poi gli sviluppi della situazione”. Quindi ha respinto ogni accusa di ritorsione nei confronti di Madrid, parlando di una misura dettata solo dalla tutela dell’interesse nazionale e della sicurezza europea di fronte a un’emergenza definita senza precedenti, con quasi centomila persone arrivate a Ceuta.