Non ci voleva molto per capire che lo stile letterario di Bret Easton Ellis si sarebbe prestato benissimo alle esigenze del linguaggio iconografico contemporaneo: le ellissi, i dialoghi secchi e una certa pruderia sessuale circoscrivono le emozioni entro cui si muovono i suoi protagonisti un po’ annoiati e un po’ nichilisti. Da “Meno di zero” in poi la bibliografia di Ellis ha svezzato registi e sceneggiatori innamorati dei suoi personaggi emblematici, perversi, malati e soli.
La trasposizione di “American Psycho” di Mary Harron nel 2000 divenne un cult stratosferico grazie al suo senso di alienazione e ai pettorali di Christian Bale, ma “Le regole dell’attrazione” qualche anno dopo, per quanto più equilibrato, fu anche infinitamente più timido. Oggi che i tempi sono cambiati, e con essi anche il linguaggio mediale, ci prova un fenomeno come Ryan Murphy a non disonorare un autore di culto che nel 2023 è tornato alla ribalta con “Le schegge”, romanzo autobiografico ambientato negli anni Ottanta che Disney+ ha deciso preservare col suo titolo originale per il suo adattamento in dieci episodi.
Disponibile su piattaforma dal 6 Agosto, con puntate a cadenza settimanale, “The Shards” si presta perfettamente alla poetica patinata del creatore di “Glee” e di “Nip/Tuck”: questi giovani bellissimi e inamidati, che vivono in una Los Angeles da cartolina plastificata e del tutto privi di freni inibitori sono un invito a nozze per un autore televisivo tanto riconoscibile, e pure l’espediente del serial killer che terrorizza la città, prendendo di mira i suoi privilegiati e ricchi protagonisti poteva recare più che un prurito, una viscerale tensione.
Il problema principale di “The Shards”, tuttavia, è il pregio della sua bellezza abbagliante, uno stratagemma che la rende ipnotica da guardare ma anche vuota e respingente per come trasforma questi giovani incerti, insofferenti di scendere a compromessi con l’età adulta, in tanti modelli di Gucci e Ralph Lauren.
Il gossip di vedere il figlio di Richard Gere accanto alla figlia di Cindy Crawfort, dopo che i loro genitori sono stati sposati per un lustro negli Anni Novanta, poi, ha cambiato le carte in tavola di una serie che ha “Planet Earth” dei Duran Duran e “Don’t you want me” di The Human League in colonna sonora, e viene da chiedersi cosa ne avrebbe fatto Luca Guadagnino che ne aveva già in mente una trasposizione cinematografica, se la sua estetica languida e dolente si fosse impossessata di Bret Easton Ellis.