La Sveglia

Stop al commercio con le colonie, dopo Olanda e Spagna c’è Londra nel mirino di Israele

Restare seduti al tavolo di Kiryat Gat è la pagella dei rapporti con Israele. Il Financial Times ha scritto il 27 agosto che Israele ha discusso nelle ultime settimane l’espulsione dei funzionari britannici dall’International Gaza Support Center, l’ex Civil-Military Coordination Center dove siedono con gli statunitensi una cinquantina fra Paesi e organizzazioni, e che la stessa misura è stata valutata per Italia e Germania. L’Italia quel posto lo conserva.

Il criterio l’aveva scritto due giorni prima Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri israeliano, quando ha annunciato l’espulsione immediata dei due rappresentanti olandesi, con una settimana di tempo per lasciare il Paese, perché l’Aja ha approvato una legge che dal 22 settembre vieta il commercio dei prodotti delle colonie in Cisgiordania, a Gerusalemme est e sul Golan. “Chi agisce contro Israele non avrà appigli nella regione”, ha scritto.

È il secondo Paese cacciato dopo la Spagna ad aprile, e Londra, che a quella legge si prepara, è la prossima in discussione. Il 20 agosto l’Italia aveva firmato la dichiarazione congiunta dei leader sul piano E1, dove si legge che “Il diritto internazionale è chiaro, gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali”, e sei giorni dopo, al Meeting di Rimini, Antonio Tajani ha ripetuto «siamo contro gli insediamenti» e ha detto che l’Italia «vuole essere presente». La firma è rimasta una firma.

Il 26 agosto il ministero della Sanità di Gaza ha contato cinque morti in ventiquattro ore, 1.303 dal cessate il fuoco e 73.438 dal 7 ottobre 2023, e la mattina dopo la Farnesina ha diffuso la sua notizia, che Israele non intende espellere i funzionari italiani. Al Financial Times un funzionario israeliano ha spiegato il metro dell’elenco: “Israele ha buoni rapporti con la Germania e l’Italia”.