Dalla Giordania agli Emirati Arabi Uniti, dopo settimane di tregua, si riaccende la miccia della guerra tra Iran e Stati Uniti. Donald Trump, malgrado avesse affermato che gli attacchi non sarebbero ripresi e che sarebbe bastata la pressione economica per piegare Teheran, questa notte ha autorizzato l’attacco di due lanciarazzi sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Un blitz a cui ha subito risposto Teheran, lanciando missili verso la Giordania e successivamente colpendo con droni la base aerea di Al Minhad negli Emirati.
Secondo il portavoce del Comando centrale americano (Centcom), capitano Tim Hawkins, i due sistemi colpiti a Larak appartenevano ai Guardiani della rivoluzione ed erano in preparazione per disperdere mine nelle acque dello Stretto di Hormuz. Un blitz in cui, secondo l’agenzia iraniana Tasnim, sarebbero stati provocati due morti e due feriti sull’isola.
Poche ore dopo il raid statunitense, l’Iran ha lanciato alcuni missili verso la Giordania che sarebbero stati tutti intercettati. Successivamente Teheran ha preso di mira base aerea americana di Al Minhad negli Emirati Arabi Uniti, sostenendo di avere preso di mira le aree dove sono dislocate forze ed elicotteri americani.
Ultimata la risposta iraniana, il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran “non cerca la guerra”, ma “non resterà mai fermo di fronte a qualsiasi aggressione”, promettendo una “risposta decisiva” in caso di nuovi attacchi.