La Sveglia

Emigrazione forzata da Gaza, Katz congela il Piano

«Lo ha congelato»: Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha scelto questo verbo il 2 settembre, a una conferenza di Ynet e Yedioth Ahronoth, per dire che fine ha fatto il piano di emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza. Congelare è un modo di conservare.

La Direzione per le migrazioni del ministero della Difesa esiste dal febbraio 2025, istituita dopo la proposta di Donald Trump di trasferire altrove gli abitanti della Striscia, e secondo il suo ministro è pronta a far uscire i palestinesi «via mare, via aria» e con ogni mezzo utile, salvo che l’Egitto rifiuta il transito dal proprio territorio e i Paesi disposti ad accoglierli aspettano l’appoggio di Washington. Katz sostiene che «l’80 per cento vuole emigrare», sulla base di sondaggi mai pubblicati. E mette in conto il momento in cui quell’ufficio tornerà operativo. Quando sarà chiaro che Hamas viene meno agli impegni, dice, arriverà il via libera per procedere militarmente e territorialmente.

Nelle stesse ore Benjamin Netanyahu, in visita a un avamposto dell’Idf a ridosso della Linea Gialla, ripeteva che l’esercito israeliano controlla il 60 per cento della Striscia e che da lì nessuno si ritira finché Hamas resta armato. Il cessate il fuoco di ottobre 2025 ne assegnava il 53. Lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale elenca fra i crimini la deportazione o il trasferimento forzato di una popolazione civile. Il ministro parla in campagna elettorale, e si vota il 27 ottobre.

L’accordo che Katz dice congelato porta la firma del suo governo, e al punto 12 è scritto: “Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza… Incoraggeremo le persone a restare e offriremo loro l’opportunità di costruire una Gaza migliore”. Undici mesi dopo l’ufficio incaricato di svuotarla ha ancora le luci accese.