L'Editoriale

Meloni, è qui la festa?

Meloni festeggia il record di durata del suo governo. Ignorando il divario tra la sua narrazione trionfalistica e la realtà del Paese

Meloni, è qui la festa?

Hai voglia a festeggiare il governo più longevo della storia repubblicana. Anche perché, spente le luminarie di Bari dove oggi Giorgia Meloni celebrerà i suoi 1.413 giorni a Palazzo Chigi, superando il secondo esecutivo Berlusconi, cosa rimarrà di questo record si riassume in due parole: ben poco.

Meloni, è qui la festa?

Arrivata al potere al minaccioso grido di “la pacchia è finita” rivolto a Bruxelles, ha finito per ingoiare senza fare un plissé, tutti i diktat di quella stessa Europa che prometteva di voler combattere e riformare: dal nuovo Patto di Stabilità capestro che costerà al nostro Paese 13 miliardi all’anno per sette anni al folle Piano di riarmo europeo di Ursula von der Leyen al quale il governo Meloni ha deciso di aderire indebitando ulteriormente il Paese. L’elenco dei flop è lungo. Dalle riforme (della Giustizia, bocciata dagli italiani al referendum, dell’Autonomia, svuotata dalla Consulta, e del premierato, finito sul binario morto in Parlamento) all’economia (crollo della produzione industriale e del potere d’acquisto dei salari, tanto per cominciare).

Per non parlare della lotta all’immigrazione clandestina: tradita la promessa del blocco navale è arrivata la fallimentare campagna propagandistica dei Centri rimpatri in Albania. Poi ci sono i dati sull’occupazione, sulla carta positivi, se non fosse che a crescere è soprattutto il lavoro povero. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Arrivata a Palazzo Chigi promettendo una rivoluzione conservatrice, Meloni festeggerà oggi a Bari fingendo, come al solito, di non vedere il divario tra la narrazione trionfalistica della sua maggioranza e la dura verità dei dati economico-sociali che consegnano al suo governo, insieme al record di durata, anche quello dei fallimenti.