“Basta armi a Israele”: l’appello dell’Onu per fermare le violenze sui civili scuote Londra che prepara la sua mossa e scatena la reazione di Ben Gvir

“Basta armi a Israele”: l'appello dell'Onu per fermare le violenze sui civili scuote Londra che prepara la sua mossa. Ira di Ben Gvir

“Basta armi a Israele”: l’appello dell’Onu per fermare le violenze sui civili scuote Londra che prepara la sua mossa e scatena la reazione di Ben Gvir

Proprio nel giorno in cui spuntano indiscrezioni shock sul fatto che Benjamin Netanyahu sarebbe stato a conoscenza dei progetti terroristici di Hamas e visto il perdurare delle operazioni israeliane a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Siria, dalle Nazioni Unite arriva un appello alla comunità internazionale affinché cessino le forniture di armi a Israele. A lanciare l’appello è l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, che prima ha chiesto a Israele di porre fine alla violenza nei confronti dei palestinesi e degli altri Paesi della regione e poi ha invitato a interrompere le forniture di armi che rischiano di essere utilizzate in violazione del diritto internazionale.

“Israele continua a limitare l’ingresso degli aiuti umanitari. Sono sconvolto dalle proposte israeliane per l’espulsione forzata di tutti i palestinesi dalla Striscia di Gaza e dal continuo flusso di retorica disumanizzante da parte di alcuni alti funzionari”, ha detto Türk intervenendo alla 63ª sessione del Consiglio per i diritti umani. Lo stesso ha ricordato che, secondo il ministero della Sanità palestinese, oltre 1.300 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani quotidiani sulla Striscia di Gaza, nonostante l’accordo di cessate il fuoco annunciato quasi un anno fa.

Türk ha anche denunciato la prosecuzione del processo di annessione in Cisgiordania, nonostante una chiara pronuncia della Corte internazionale di giustizia. “I Paesi devono porre fine al trasferimento a Israele di armi che rischiano di essere utilizzate per violare il diritto internazionale. Anche le aziende devono interrompere le pratiche commerciali che sostengono gli insediamenti illegali”, ha affermato. Türk ha infine chiesto alle forze israeliane di cessare gli attacchi contro civili e infrastrutture civili in Libano.

La mossa di Burnham: “Stop al commercio con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati”

Un appello che questa volta potrebbe aver davvero smosso le acque. In mattinata, infatti, il primo ministro britannico, Andy Burnham, ha fatto sapere che annuncerà il divieto di commercio con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, una decisione destinata a provocare forti critiche da parte di Israele e degli Stati Uniti. A riferirlo è il Times. A confermare tutto ci sarebbe l’indiscrezione secondo cui Burnham, deciso a minimizzare gli effetti di questa sua decisione sull’alleato statunitense, avrebbe informato il presidente americano Donald Trump della decisione già ieri, nel corso di un’accesa telefonata.

La replica di Ben Gvir

Di fronte a queste indiscrezioni, puntuale come un orologio svizzero è arrivata la risposta di Itamar Ben Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale e leader dell’estrema destra, secondo cui “è ora che lo Stato di Israele riconosca pubblicamente che le isole Malvinas sono territorio argentino occupato, che i britannici rubano violentemente al popolo argentino”.

Nel post su X, il ministro e fedelissimo di Benjamin Netanyahu ha aggiunto anche che “i britannici non si accontentano di occupare il territorio, ma effettuano anche lì trivellazioni petrolifere e rubano i soldi al popolo argentino”. Proprio per questo Ben Gvir chiede al primo ministro Netanyahu di “riconoscere la sovranità dell’Argentina” sulle Malvinas-Falkland e di “imporre sanzioni” al Regno Unito mentre “l’occupazione prosegue”.