Il vero “titolo” del sondaggio dell’Istituto Ixe, pubblicato il 10 settembre e diffuso ieri dall’agenzia Adnkronos, non è la conferma di Fratelli d’Italia in testa alle preferenze, ma cosa sta accadendo dietro le quinte. La vera notizia, quella che fa tremare i partiti e ridisegna le strategie in vista delle prossime scadenze elettorali, è un’altra: il Partito Democratico ha riaperto la partita.
Analizzando le intenzioni di voto di questo sondaggio elezioni settembre 2026, ciò che salta all’occhio non è tanto la fotografia istantanea, quanto il movimento in atto sotto traccia. Il distacco tra il Pd e FdI si è assottigliato fino a toccare i soli 4,1 punti percentuali (22% per il partito di Elly Schlein contro il 26,1% di quello di Giorgia Meloni). Se a luglio il solco sembrava incolmabile, oggi la corsa si è fatta improvvisamente più corta, con un trend che preoccupa Fratelli d’Italia.
Ma il termometro politico registra anche un’altra febbre, questa volta nelle viscere del centrodestra: l’ascesa inarrestabile di Roberto Vannacci a cui fa da contraltare l’emorragia di consensi della Lega di Matteo Salvini.
Vannacci Futuro Nazionale: il sorpasso e l’identità che avanza
Se c’è un nome che negli ultimi sette mesi ha monopolizzato l’attenzione degli strateghi politici, questo è Roberto Vannacci. L’ultimo sondaggio Ixe certifica il sorpasso storico: Vannacci Futuro Nazionale si attesta all’8,1%, continuando ad incrementare il vantaggio su Forza Italia (a quota 7,6%, con -0,1% rispetto alla precedente rilevazione) di Antonio Tajani. Una poderosa crescita che ha portato il nuovo partito a diventare un vero e proprio polo di attrazione dell’area sovranista.
Non si tratta di un fuoco di paglia, del resto il dato viene confermato anche da altri sondaggi politici. La curva di crescita è lineare, quasi chirurgica: si è passati dal 2,7% di febbraio all’attuale 8,1%. Un’escalation che mangia terreno prezioso agli avversari. E qui si inserisce il secondo grande tema della giornata: il Centrodestra si sgretola.
Centrodestra in affanno: il crollo della Lega e Fratelli d’Italia calo
La crescita di Vannacci non avviene nel vuoto, ma si nutre del crollo della Lega, che scivola dal 5,1% al 4,6%. Il partito di Salvini sembra vittima di una doppia tenaglia: da un lato la fatica a trattenere l’elettorato più identitario, fagocitato dalla nuova creatura di Vannacci; dall’altro la difficoltà a presentarsi come partito di governo credibile agli occhi dei moderati.
Anche al vertice della coalizione si avvertono scricchiolii. Nonostante il 26,1% mantenga Giorgia Meloni saldamente al comando, i dati registrano un percepibile calo di Fratelli d’Italia rispetto ai picchi di consenso registrati nei mesi scorsi. Insomma i sondaggi politici più recenti sembrano mostrare un elettorato di centrodestra che, pur rimanendo compatto, non riesce più a toccare il 50% dei consensi.
Il Pd di Schlein risale nei sondaggi, M5S vola
Mentre il centrodestra cerca di ricucire le fratture, il campo largo respira. Il Pd di Elly Schlein, secondo Ixe, segna un +0.6% rispetto al precedente sondaggio. Può sembrare poco ma è un dato che oggi 11 settembre vale oro perché porta i dem al 22%. Contrariamente a quanto si possa pensare questo non è solo un numero, è il segnale che la leadership di Schlein sta iniziando a produrre effetti tangibili sull’elettorato moderato e progressista.
In questa fase di assestamento, cresce in modo silenzioso ma costante anche il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che passa dal 12,8% al 13,6%. Un dato, quello dei pentastellati, che consolida il loro ruolo di seconda forza del centrosinistra.
Chi rischia di restare fuori dal Parlamento?
Attenzione ai numeri sotto la soglia di sbarramento. Il sondaggio Ixe lancia un campanello d’allarme per i partiti del “centro” e delle liste civiche. Con la soglia fissata al 3%, Azione si salva per il rotto della cuffia fermandosi al 3%, mentre Italia Viva (2,4%), +Europa (1,6%) e Noi Moderati (1%) sono tecnicamente fuori dal Parlamento. Per loro, la campagna elettorale si giocherà tutta sul voto utile o su improbabili accordi dell’ultima ora.
Il vero primo partito è ancora l’astensione?
C’è infine un dato che le agenzie spesso relegano in fondo al comunicato, ma che per noi merita un focus. A fronte di un 49,3% di elettori che dichiara che “andrebbe sicuramente a votare”, c’è un 12,8% di astensionisti che a Ixe hanno dichiarato di non prendono in considerazione l’idea di recarsi alle urne. In un Paese dove la disaffezione dalle urne è il vero grande partito trasversale, questi numeri raccontano di una democrazia che fatica ancora a riaccendere la scintilla della partecipazione.