Davanti ai 600 ospiti del ricevimento di San Michele, l’altro ieri sera a Berlino, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo di Münster Heiner Wilmer, ha liquidato con una diagnosi da ambulatorio il partito che domenica ha stravinto in Sassonia-Anhalt: l’Alternative für Deutschland (AfD) è nazionalista ed etno-nazionalista, e per quell’ideologia «non c’è posto» dentro o fuori dai luoghi di culto. Davanti al 43,8 per cento del partito il vescovo ha detto di essere rimasto senza parole. Poi le ha trovate tutte.
La linea, del resto, i vescovi tedeschi l’avevano tracciata nel febbraio 2024 ad Augusta, con una dichiarazione approvata all’unanimità che rende “non votabili” per i cristiani i partiti di estrema destra e quelli che proliferano ai margini di quell’ideologia. Diffonderne gli slogan, aggiunge il testo, è incompatibile con un servizio nella Chiesa. Il testo è ancora lì. E il partito pure, con più di quattro voti su dieci in un Land.
La croce nel programma
Qui da noi il generale Roberto Vannacci (Futuro Nazionale), eurodeputato, fa il percorso inverso e si cuce la croce sulla divisa. Nella “Base ideologica e programmatica” pubblicata l’11 agosto il suo partito mette l'”identità cristiana” fra le linee rosse e dentro un Piano di remigrazione da 22 misure dà “preferenza ai Paesi a maggioranza cristiana” per gli ingressi regolari. Quando ha parlato alla Camera, in conferenza stampa, il generale ha promosso San Paolo al grado di “camerata”, usando il versetto della Seconda lettera ai Tessalonicesi che dice “chi non vuol lavorare neppure mangi” per giustificare il taglio dei sussidi.
Gli hanno risposto per iscritto 11 sacerdoti, fra cui don Tonio Dell’Olio. Accostare Paolo a una parola legata alle ideologie totalitarie, dentro il programma di una fazione, è per loro una “grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede”, e dentro la lettera c’è una stoccata da editoriale: le dinamiche di militanza del Novecento, scrivono, al generale risultano “evidentemente, molto congeniali”. La stessa lettera ricorda che Paolo parlava di fratelli e sorelle e che quella dignità la dava a ogni essere umano.
Il precedente pesa. Nell’aprile 2024, quando Vannacci proponeva classi separate per i disabili, il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana monsignor Francesco Savino ha detto all’Ansa che si tornava «ai periodi più bui della nostra storia». A luglio, alla vigilia della visita di Leone XIV a Lampedusa, l’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano ha detto a Vatican News che la remigrazione «è contro il Vangelo». Eppure è nel piano sulla remigrazione che Futuro Nazionale incolla il bollino della maggioranza cristiana. La croce di Vannacci insomma regge fino al primo prete che la legge.
Il vescovo e il cayuco
In Spagna, dove cambia la lingua, il copione resta. Ad aprile il vescovo delle Canarie José Mazuelos ha proposto di tenere qualcuno cinque giorni in un cayuco, senza mangiare, prima di farlo parlare di migranti, e il presidente di Vox, Santiago Abascal, ha accusato qualcuno fra i vescovi di fare affari con l’immigrazione illegale, guadagnandosi dal segretario generale della Conferenza episcopale spagnola l’accusa di ingiuria. L’8 giugno Leone XIV, primo papa a parlare davanti alle Cortes, ha detto che discriminare qualcuno per origine nazionale, etnica, religiosa o linguistica viola gravemente l’uguale dignità di ogni essere umano, a ridosso della “prioridad nacional” firmata in Estremadura da Partido Popular e Vox.
Ieri sera Wilmer ha indicato come metro il Vangelo e la dignità di ogni essere umano, cioè esattamente ciò che il piano di Vannacci rovescia quando sceglie i migranti in base alla fede del Paese d’origine. Il generale può tenersi la croce sul programma come una mostrina. E i vescovi tedeschi a quell’idea il nome l’hanno dato due anni fa, ed è un nome politico: nazionalismo etnico.