Una “regia unitaria” per costringere Claudio Lotito a cedere la Lazio. È questa l’ipotesi al centro dell’inchiesta della Procura di Roma che ieri ha portato a perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e del giornalista Luigi Bisignani, editorialista del Tempo. I carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dai pm della Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, ipotizzano il reato di aggiotaggio su quote societarie della Lazio, società quotata in Borsa.
Notizie false diffuse attraverso i social e Il Tempo
Secondo l’accusa, i tre “agendo in concorso tra loro e con terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione”, avrebbero diffuso attraverso social network, la testata Millenovecento e Il Tempo notizie false sulla presunta imminente cessione del pacchetto di controllo della società da parte di Lotito, sul presunto stato di decozione delle sue controllate e sulla presunta intenzione del presidente di far retrocedere deliberatamente la squadra per incassare il “paracadute” da 35 milioni di euro.
Le contestazioni per manipolazione del mercato partirebbero dal giugno 2024 e sarebbero tuttora in corso. Gli inquirenti avrebbero già riscontrato contatti “non occasionali” negli ultimi due anni tra Maiolini e Bisignani, oltre a una serie di telefonate e “insistiti tentativi di chiamata” concentratisi proprio a ridosso delle fasi più dure della contestazione della tifoseria.
I finti articoli e le notizie false
Tra gli episodi finiti agli atti, un articolo firmato da Bisignani il 31 maggio scorso in cui veniva rilanciata la notizia di una presunta offerta da 450 milioni di euro di JP Morgan per l’acquisto del club, offerta che secondo la Procura sarebbe stata falsa. Nello stesso pezzo si indicavano Masi e Maiolini come possibili uomini di finanza a cui Lotito avrebbe potuto rivolgersi per un nuovo corso gestionale.
Nei giorni precedenti e successivi, tra fine maggio e metà giugno, altri articoli erano usciti sia a firma Bisignani sia sul sito Millenovecento, a firma di Stefano Greco, sempre nella direzione di una cessione imminente della società.
Secondo la denuncia dello stesso Lotito, il 17 luglio 2025 la pressione avrebbe assunto una forma ben più grave: una telefonata con un uomo dall’accento romano che lo avrebbe minacciato di morte se non avesse lasciato la Lazio, seguita da altre chiamate dello stesso tenore.
Masi: “Basito, denuncio”
Durissima la reazione di Masi, che respinge ogni addebito: “Sono basito per le accuse che mi vengono rivolte da una denuncia di Lotito. Accuse totalmente e completamente false. La mia sola ‘colpa’ è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Ho piena e totale fiducia nella magistratura e pertanto ho già dato mandato al mio avvocato di presentare immediata denuncia per calunnia”.
Anche Banca Fucino declina ogni addebito
Sulla vicenda è intervenuta anche la Banca del Fucino con una nota, precisando che l’istituto “non è indagato e non è destinatario di alcun provvedimento” e esprimendo “piena fiducia nell’operato del Presidente Mauro Masi e dell’Amministratore Delegato Francesco Maiolini”.
La banca ha inoltre negato ogni coinvolgimento: “Non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine”, non detiene azioni della Lazio, “non ha mai ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società” e “non ha mai svolto attività di advisory” per soggetti interessati al club, riservandosi di “tutelare la propria reputazione e i propri interessi in ogni sede”.
Dal canto suo, Lotito, senatore di Forza Italia, ha scelto il silenzio. Ai cronisti ha risposto con un secco “no comment” alle domande sull’inchiesta.
M5S: “Via Capezzone dai programmi Rai”
A intervenire sono stati invece gli esponenti M5s in commissione di Vigilanza Rai, che parlano di ipotesi “obiettivamente inquietanti” e puntano il dito contro il silenzio del centrodestra: “Fa impressione il silenzio dell’intero centrodestra rispetto a un proprio esponente che sarebbe vittima di una macchinazione pesantissima”.
La nota si concentra in particolare su Daniele Capezzone, direttore del Tempo, di proprietà del deputato leghista Antonio Angelucci, chiedendo ai vertici Rai se sia opportuno che continui “a fare ospitate e pontificare nelle trasmissioni del Servizio Pubblico” e sollecitando un intervento del Comitato etico Rai, “usato come clava contro Ranucci”.