Pari opportunità, il Senato prima festeggia la prima premier donna e poi vota la legge che toglie le donne dai capilista

Il 60/40 resta solo nel listone del premio. Sui capilista, i posti che eleggono davvero, la destra ha tolto il vincolo sul genere.

Pari opportunità, il Senato prima festeggia la prima premier donna e poi vota la legge che toglie le donne dai capilista

Nel 2022, 198 donne elette, il 33,6 per cento del Parlamento, per la prima volta sopra la media delle assemblee dell’Unione europea: il conto sta in un dossier del Senato che nella stessa pagina festeggia il soffitto di cristallo rotto da Giorgia Meloni, prima donna a guidare un governo dopo 64 esecutivi presieduti da uomini. Ieri quel Senato ha approvato con 113 sì, 71 no e 2 astenuti la riforma elettorale che riscrive le regole con cui quelle donne erano state elette, e il testo torna alla Camera per la terza lettura.

Pari opportunità, come si svuota una quota

Il Rosatellum, la legge del 2017, vieta che uno dei due generi superi il 60 per cento dei capilista, cioè dei posti da cui si entra davvero. A Palazzo Madama è saltato. Resta il primo nome bloccato e scelto dalle segreterie, e sotto ci sono sei candidati alternati per genere fra cui l’elettore indica fino a 3 preferenze ma nelle liste sotto il 7-8 per cento quei sei hanno la quasi certezza di restare fuori, ha spiegato il Post. Il 60/40 sopravvive soltanto nel listone del premio di maggioranza, che secondo i calcoli del Post obbliga le coalizioni a candidare almeno 28 donne per la Camera, dove oggi le deputate sono 129, e 14 per il Senato. Una quota da vetrina.

A luglio del resto il testo votato alla Camera le garanzie le cancellava tutte su richiesta della Lega, a cui Fratelli d’Italia si era adeguato. Il Senato ci ha messo una toppa. La destra, riferisce il Post, obietta che chi sta nel listone deve fare il capolista in almeno un collegio. Solo che per effetto dello scivolamento a una donna eletta capolista nel listone subentra con più probabilità un uomo, e a parlare sono le proiezioni che girano nei partiti: una sessantina, al massimo una settantina di elette alla Camera, circa la metà di oggi, con un vecchio calcolo di Forza Italia che scendeva al 15 per cento.

Le prime donne che firmano

Laura Boldrini (Partito democratico) l’ha scritto chiaro: “Tutti i capilista potrebbero essere uomini”. La Confederazione generale italiana del lavoro in una nota parla di norme cancellate che “hanno garantito una significativa presenza femminile in Parlamento” e Fiorella Zabatta (Alleanza Verdi e Sinistra) accusa Meloni di ricostruire quel soffitto “sopra la testa delle altre”. Quest’estate perfino deputate di Forza Italia e Lega avevano firmato la lettera di protesta promossa da Elena Bonetti (Azione), e secondo il Post le correzioni del Senato le hanno rassicurate solo in minima parte.

La ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati, a sua volta prima donna a presiedere il Senato, ha risposto che le percentuali da sole non garantiscono la presenza femminile e che la responsabilità è dei partiti, secondo quanto riportato dalla Voce d’Italia. Le liste, però, le compila anche il partito della presidente del Consiglio. Nel 2022 ha eletto 50 donne su 185 parlamentari, il 27 per cento, il dato più basso fra le formazioni grandi secondo l’Unione Sarda.

L’articolo 51 della Costituzione, riscritto nel 2003, impegna la Repubblica a promuovere “con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”, e questa maggioranza dovrebbe spiegare quale provvedimento sia togliere il vincolo proprio dai posti che contano. Su questo terreno Meloni ha sempre avuto idee precise: nell’ottobre 2022 fece comunicare da Palazzo Chigi che l’appellativo da usare era “il presidente del Consiglio dei ministri”. Al maschile.

Nel dossier del Senato la storia delle donne in Parlamento procede per soglie, le 50 elette superate nel 1976 e le 198 del 2022, e se la Camera conferma la riga successiva la scriverà una legge voluta dalla prima donna arrivata a Palazzo Chigi, con le elette alla Camera che secondo le proiezioni raccolte dal Post scenderebbero a circa la metà.