Il tetto agli alunni stranieri che Giorgia Meloni ha promesso ieri ai ragazzi di Fenix esiste già da sedici anni, porta la data dell’8 gennaio 2010 e la firma di Mariastella Gelmini, e da sedici anni resta sulla carta a colpi di deroghe regionali. Fissava il 30 per cento per classe. Lo ha spiegato all’Ansa il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: la scuola deve iscrivere i bambini del quartiere, e dove il quartiere è straniero quella soglia «non ha potuto trovare applicazione». Resta la domanda che lui stesso ha posto all’Ansa, «Li mandiamo via?», e che il decreto si guarda bene dallo sciogliere.
Dovrebbe saperlo Fratelli d’Italia: nel 2024, quando a proporre il tetto per legge era proprio il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, l’allora capogruppo alla Camera Tommaso Foti spiegò a La Stampa che una norma perentoria nei numeri rischiava di scontrarsi con «la realtà dei fatti». Portò l’esempio della sua Piacenza: cento bambini, settanta stranieri e trenta italiani restano settanta e trenta anche divisi in quattro classi. La realtà dei fatti è rimasta identica. Sono cambiati i sondaggi.
Il generale detta, Fenix esegue
Del resto secondo l’osservatorio Ixè, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci è passato dal 3,4 per cento di aprile all’8,1 di settembre, mentre il partito della premier scivolava dal 30,3 di novembre al 26,1. Il copione era pronto: il deputato di Futuro Nazionale Rossano Sasso, come ha scritto Orizzonte Insegnanti, aveva già chiesto al governo di trasformare la circolare in decreto-legge. Meloni si è vannacciata, insomma, con una circolare vecchia di sedici anni.
Un passaporto e un velo
La Fondazione Ismu, su dati Istat, conta 931.323 alunni con cittadinanza non italiana nell’anno 2024/25, l’11,6 per cento del totale, e per il ministero dell’Istruzione il 65,4 per cento di loro è nato in Italia. Per lo Stato restano stranieri lo stesso. La premier ha giustificato il tetto con i bambini che non capiscono l’italiano e poi ha annunciato una norma che conta i passaporti, così il bambino nato a Bergamo da genitori marocchini rischia di finire nella stessa quota del ragazzino arrivato ieri: per salvare i «bambini italiani» dall’«angolo» si contano le carte d’identità.
Poi c’è lo strumento. Se sarà davvero un decreto-legge ma l’articolo 77 della Costituzione lo riserva ai “casi straordinari di necessità e d’urgenza”. Una soglia in vigore dal 2010, respinta da Fratelli d’Italia due anni fa, fatica parecchio a sembrarne uno: l’unica urgenza visibile sta nelle tabelle di Ixè.
Il decreto legge 71 del 2024 promette un docente di italiano per stranieri nelle classi con almeno il 20 per cento di neoarrivati sotto il livello A2 ma solo nei limiti delle risorse disponibili, e secondo la Uil Scuola gli organici del 2025/26 ne hanno istituiti 937, gli stessi organici che tagliavano 5.660 posti. Il costituzionalista Salvatore Curreri ha avvertito su Fanpage che un tetto capace di sradicare le famiglie rischierebbe di ledere l’articolo 34: “La scuola è aperta a tutti”.
La circolare Gelmini è rimasta sulla carta perché i bambini si iscrivono dove abitano. Il decreto di Meloni ci resterà per la stessa ragione e intanto avrà già fatto il suo lavoro, che era arrivare su un palco prima di Vannacci.