Se ne parla sempre troppo poco, ma a pagare un prezzo altissimo per le guerre sono i bambini e i ragazzi. Come riporta Save the Children, in occasione della Giornata Internazionale della Pace, che si celebra oggi, 21 settembre 2026, almeno un minore su cinque nel mondo vive in una zona di conflitto. Per comprendere l’entità del problema, secondo l’organizzazione, parliamo complessivamente di circa 520 milioni di bambini e adolescenti che vivono in aree segnate da guerre e violenze che non hanno scelto e che minano la loro sicurezza, compromettono l’accesso all’istruzione e, nei casi peggiori, mettono a repentaglio la loro vita.
Per richiamare l’attenzione sul problema, Save the Children ha diffuso un video con le voci dei bambini che chiedono ai leader “un mondo senza conflitti”. Secondo l’organizzazione internazionale, il numero dei giovanissimi che vivono in zone di conflitto è cresciuto del 60% dal 2010, mentre quello delle gravi violazioni accertate è aumentato del 373%. Dati che, secondo Save the Children, mostrano come i conflitti siano diventati non solo più frequenti, ma anche più pericolosi per i più piccoli.
Giornata della Pace, l’allarme di Save the Children: 520 milioni di bambini vivono in zone di guerra
In media, 78 bambini al giorno nelle zone di conflitto hanno subito gravi violazioni, oltre a essere esposti ad attacchi contro scuole e ospedali e al blocco degli aiuti umanitari da parte di gruppi armati e forze militari. In molte aree del mondo, l’intensificarsi dei conflitti e la presenza di ordigni inesplosi stanno rendendo sempre più pericoloso anche l’accesso all’istruzione.
In Libano, circa 100 mila bambini e bambine iniziano il nuovo anno scolastico senza un’aula. In Ucraina, quasi una scuola su cinque (19%) è costretta a ricorrere a formule di insegnamento miste, tra presenza e didattica a distanza, mentre l’11% può garantire l’attività didattica esclusivamente da remoto a causa della vicinanza alla linea del fronte.
A Gaza, gli attacchi militari hanno danneggiato o distrutto gran parte delle scuole, con il 97,5% degli edifici scolastici danneggiati, secondo i dati citati da Save the Children. In Sudan, dove già prima dello scoppio del conflitto nel 2023 quasi 7 milioni di bambini erano esclusi dall’istruzione, la situazione è ulteriormente precipitata: circa 8 milioni di bambini non sono ancora rientrati in classe.
“Ogni guerra è una guerra contro i bambini”, affermava già nel 1919 Eglantyne Jebb, fondatrice di Save the Children. Sono loro, infatti, a pagare un prezzo altissimo. “Fame, morte, sfollamento, perdita della famiglia, della scuola e della sicurezza non possono diventare conseguenze accettabili di un conflitto, né essere ridotte alla definizione di danni collaterali”, sottolinea Save the Children a conclusione del comunicato stampa.