Dalle primarie alle armi a Kiev, Conte sferza il campo progressista

Il percorso per scegliere chi dovrà guidare i progressisti rimane irrisolto. Zero sulle primarie, un rebus l'invio di armi

Dalle primarie alle armi a Kiev, Conte sferza il campo progressista

Il Campo progressista appare sempre più in difficoltà. Il percorso per individuare chi dovrà guidarlo continua a essere rinviato, mentre la coalizione resta sospesa tra ambizioni diverse, veti incrociati e un programma ancora da definire. Ma ora la palla è soprattutto nelle mani di Elly Schlein. È il Partito democratico a dover dire se intende aprire la partita delle primarie oppure continuare a prendere tempo. La segretaria, però, non decide: evoca la necessità di costruire prima un programma comune, rinvia il confronto sulla leadership e lascia che siano gli alleati a contendersi il campo. Una prudenza che ormai assomiglia sempre più a un’incertezza politica.

Dalle primarie alle armi a Kiev, Conte sferza il campo progressista

Il Movimento 5 Stelle, intanto, una scelta l’ha già fatta. Dopo Nova, ha affidato a Giuseppe Conte il mandato per trattare con gli alleati sulla costruzione di un progetto comune, indicando i temi sui quali misurarsi: dalla politica economica a quella sociale, fino alla guerra in Ucraina. E ha confermato la richiesta di primarie per scegliere il candidato alla guida della coalizione. Il M5S è oggi l’unica forza del Campo largo a sostenere questa soluzione in modo convinto. Conte ha respinto l’idea che debba essere il partito più forte, cioè il Pd, a indicare automaticamente il candidato premier. “La regola del partito più forte è una regola egemonica”, ha detto. Conte è pronto a misurarsi e il partito a sostenerlo. Il problema, adesso, è che Schlein non ha ancora deciso.

Solito ritornello

La segretaria dem ripete che prima viene il programma e poi la leadership. Un principio difficilmente contestabile, e condiviso anche dagli altri alleati a partire dal Movimento, ma che rischia di diventare un alibi per la leader dem per non assumere una posizione. Non indica Schlein, peraltro, una data per convocare il confronto sul programma e non chiarisce se le primarie siano davvero sul tavolo o soltanto una possibilità. Alla Festa dell’Unità di Foligno ha insistito sulla necessità di costruire una proposta comune, sostenendo che è questo ciò che gli elettori si aspettano. Ma proprio qui si misura la sua difficoltà: il Pd chiede agli altri un programma condiviso, mentre evita di dire quale regola debba valere per la scelta del candidato.

Temporeggiare

La palla è passata al Nazareno, ma dal Nazareno non arriva una decisione. Forse perché anche dentro il Pd le posizioni restano divergenti. L’ala riformista guarda con sospetto alla candidatura di Conte e teme che le primarie favoriscano il leader del M5S. A incalzare il Pd è Chiara Appendino. “Se qualcuno ha paura delle primarie, lo dica”, ha affermato, ricordando che proprio il partito oggi più esitante è quello che le ha inventate e utilizzate per scegliere i propri leader. Il messaggio è chiaro: il M5S è pronto, Conte è pronto, mentre il Pd continua a rinviare. Dichiaratamente contrario alle primarie è Alleanza Verdi e Sinistra, che preferirebbe un accordo su una figura terza, come ha chiarito Angelo Bonelli. Se però si arrivasse alle primarie, Avs dovrebbe decidere rapidamente se presentare un proprio candidato.

Il rebus dell’invio di armi

Sulla guerra in Ucraina, M5S e Avs sono vicini nel chiedere una discontinuità e nel dire no all’invio di armi. Schlein, invece, insiste sulla necessità di continuare ad aiutare il Paese aggredito fino a una pace giusta. Al contempo sostiene che con gli alleati bisogna discutere fino a trovare un punto di equilibrio. Anche sulle armi a Kiev, evitando divisioni che favorirebbero la destra. Ma non dice come. Conte invece non indietreggia di un millimetro: il punto di caduta si troverà, dice, su quello che ha deciso Nova, ovvero “no all’invio di armi”. La questione appare un rebus di difficile se non impossibile soluzione.

Perimetro

A complicare il quadro c’è il perimetro della coalizione: le forze centriste faticano a trovare uno spazio riconoscibile e il rapporto con Italia Viva di Matteo Renzi resta problematico per i Cinque Stelle e Avs. Il Movimento ha messo sul tavolo la sua proposta: programma, primarie e Conte disponibile a competere. Il resto della coalizione, o meglio il Pd, resta fermo. Il tempo, però, stringe. E Schlein, che ora ha la responsabilità di far avanzare il confronto, continua a non scegliere. In questa sospensione, il Campo largo rischia di presentarsi agli elettori non come un’alternativa pronta a governare, ma come una coalizione ancora incapace di decidere da dove cominciare.