La questione delle armi a Kiev divide i progressisti con M5S e Avs schierati sul no e il Pd fermo nel sostegno all’Ucraina anche militare. Solo che adesso la questione si sposta da un piano ideologico a uno più propriamente economico. E le evidenze della realtà appaiono dar ragione ai Cinque Stelle e ad Avs. L’Istat ha certificato che il deficit nel 2025 resta sopra al 3%. Questo significa che se le nuove spese finanziate attraverso la clausola energia-difesa dovessero far risalire il deficit 2026 oltre il 3%, l’Italia rischierebbe di restare nella procedura anche nel 2027.
La corsa al riarmo non è più sostenibile economicamente
Dunque il governo non ha modo ora di finanziare la corsa al riarmo a cui voleva destinare, da qui al 2028, 22 miliardi, mentre all’energia ne sarebbero andati 14. Di fronte a questo dato oggettivo non si spiega l’ostinazione dei riformisti del Pd che continuano a battere cassa per armare fino ai denti l’Ucraina. Lorenzo Guerini, presidente del Copasir ed esponente del Pd, ha insistito fino a ieri: “Il sostegno all’Ucraina è essenziale per tutte le forze progressiste europee, non vedo perché l’Italia dovrebbe fare eccezione. Dopodiché anche il Pd è sempre stato per l’avvio di un negoziato, ma ci si può riuscire solo continuando a offrire a Kiev ogni supporto necessario, anche con l’invio di armi, alla lotta di resistenza contro i russi”.
Muro dei 5S e di Avs
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni di Giuseppe Conte. “I numeri dell’Istat – dichiara il leader M5S – mi preoccupano fortemente: confermano che 4 anni di tagli e austerità, crescita zero, record di pressione fiscale, corsa al riarmo e accordi disastrosi firmati dal governo lasciano l’Italia in gabbia e non ci permettono di uscire dalla procedura di infrazione, mentre siamo esposti alle crisi economiche generate da guerre su cui la premier in alcuni casi fa ‘scommesse’ e in altri ‘non condanna e non condivide’. Bisogna agire in fretta: vanno subito rivisti e tagliati i programmi di riarmo e di impattante aumento della spesa militare per recuperare risorse. Bisogna puntare su investimenti e crescita e prendere i soldi dove ci sono per investimenti mirati e dare sollievo agli italiani dimenticati negli ospedali, nella busta paga, al distributore”.
A dare man forte ai Cinque Stelle è Avs. Netta la posizione sulla politica estera e sull’Ucraina spiegata da Angelo Bonelli: “Avs non può andare al governo e votare provvedimenti ai quali si è opposta fino a oggi. La Russia ha violato il diritto internazionale, siamo favorevoli alle sanzioni, a non comprare il gas di Putin e all’utilizzo degli asset russi congelati per la ricostruzione dell’Ucraina. Ma la guerra non finirà con la sconfitta militare dell’uno o dell’altro: serve una svolta diplomatica”.
Sulla possibilità di trovare una sintesi con il Pd rispetto all’invio di armi a Kiev, Bonelli afferma: “Non è scontato, ci confronteremo e si vedrà”. Adesso dalla parte dei progressisti che invocano di far tacere le armi ci sono pure ragioni squisitamente economiche.