Curriculum scartati dall’Intelligenza artificiale: per assunzioni e licenziamenti non si può fare, nella fase preliminare alla selezione sì

Il 4 agosto il governo ha tolto dal divieto lo scarto automatico dei CV, con la formula scritta da uno studio legale il 24 luglio

Curriculum scartati dall’Intelligenza artificiale: per assunzioni e licenziamenti non si può fare, nella fase preliminare alla selezione sì

Il curriculum, ormai, si scrive per un presunto lettore che non lo leggerà perché non esiste. Lo dice un sondaggio di MyPerfectResume, rilanciato in Italia da ilCVperfetto, su 1.000 responsabili delle assunzioni negli Stati Uniti interpellati a marzo: per il 65% di loro l’intelligenza artificiale scarta candidature prima che le guardi una persona, e il 14% racconta che ne elimina più della metà. Il 47% ammette che la macchina può aver scartato proprio le persone che avrebbe voluto incontrare a un colloquio. Lo sanno, insomma.

Il 51% la usa anche per individuare i candidati “a rischio”, cioè chi cambia spesso lavoro o ha un periodo di inattività nel curriculum, e così un buco nel percorso diventa un indizio di inaffidabilità. Il sondaggio lo firma chi vende curriculum costruiti per superare questi filtri e va letto con prudenza, solo che i numeri somigliano a quelli di Harvard di cinque anni fa. E il tema è molto più politico di quanto sembri di primo acchito.

Curriculum scartati: un iter che in magazzino nessuno accetterebbe

Nel 2021 la Harvard Business School e la società di consulenza Accenture hanno interrogato oltre 2.250 dirigenti di Stati Uniti, Regno Unito e Germania sui software che filtrano le candidature.

L’88% ammetteva che quei programmi scartano candidati qualificati per i ruoli di alto profilo, il 94% per le mansioni intermedie, e il meccanismo è elementare: il software confronta le parole del curriculum con quelle dell’annuncio, e chi descrive le stesse competenze con parole diverse sparisce. Il 48% di chi li usava scartava in automatico, per le mansioni intermedie, chi aveva un buco di oltre sei mesi, anche se dietro c’era una gravidanza difficile o un familiare da accudire.

Nel rapporto, firmato fra gli altri da Joseph Fuller, si legge una frase che andrebbe appesa in ogni ufficio del personale: nessuna azienda tollererebbe un tasso d’errore simile nella logistica o nella catena di fornitura. Invece sulle persone sì. Del resto, spiegano gli autori, quei software nascono per risparmiare tempo e denaro.

La precisazione del 4 agosto

Qui da noi il divieto, sulla carta, c’è. Il decreto attuativo della legge 132 del 2025 sull’intelligenza artificiale, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni il 4 agosto, vieta di affidare soltanto a un software le decisioni sul rapporto di lavoro, dall’assunzione al licenziamento, e rende nullo il licenziamento deciso così.

Solo che nel testo finale il governo ha aggiunto una precisazione: la ricerca e la selezione delle candidature “non rientrano” fra le decisioni finali, “anche quando comportino la mancata ammissione alle fasi successive”. Tradotto: il software che ti scarta prima del colloquio resta fuori dal divieto.

La precisazione ha un precedente. Il 24 luglio lo studio legale Hogan Lovells Cadwalader, che assiste aziende che usano l’intelligenza artificiale per gestire il personale, aveva scritto alle commissioni di Camera e Senato con l’obiettivo dichiarato di “preservare l’efficienza organizzativa dell’impresa”, allegando un emendamento con la stessa formula. Undici giorni dopo la formula compare nel comunicato del governo quasi alla lettera: mancano solo due parole, “screening” e “classificazione”.

Eppure il regolamento europeo sui dati personali, il Gdpr, cita proprio la selezione online senza intervento umano come esempio di decisione automatizzata a cui ogni persona ha diritto di sottrarsi, e intanto l’Unione europea ha rinviato al 2 dicembre 2027 gli obblighi per l’intelligenza artificiale ad alto rischio, selezione del personale compresa. Fino ad allora a decidere chi arriva al colloquio resta il software. Chi viene scartato lo scopre dal silenzio.