Rebus Primarie, alleanze e armi all’Ucraina. Per Schlein è il momento della verità

Primarie, alleati, armi a Kiev. Domani si riunisce la segreteria Pd e venerdì la direzione. Schlein non può più fuggire

Rebus Primarie, alleanze e armi all’Ucraina. Per Schlein è il momento della verità

La locandina recita a chiare lettere: “Su iniziativa di Angelo Bonelli, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, Avs e M5S organizzano per lunedì 28 settembre, alle ore 20, al Cinema Adriano, la proiezione del docufilm ‘Naza’” sulla causa palestinese. E il Pd? I dem non compaiono tra gli organizzatori dell’evento, ma si dice che siano stati invitati alla proiezione sia la segretaria Elly Schlein, sia diversi altri esponenti del partito. Il diavolo si annida nei dettagli e a pensare male qualche volta si indovina. Che a promuovere l’evento non compaia la leader del Pd la dice lunga.

Rebus Primarie, alleanze e armi all’Ucraina. Per Schlein è il momento della verità

Non che Schlein non si sia mai sbilanciata nel condannare il massacro a Gaza o che non l’abbiano fatto i suoi fedelissimi. Per carità. Ma che il Pd non rientri tra i promotori dell’iniziativa di ieri sera la dice lunga sul cosiddetto pluralismo interno al Nazareno, vale a dire sulle correnti che continuano a farsi la guerra e a esprimere sensibilità diverse su tanti fronti. Vedi l’atteggiamento di buona parte dei riformisti nei confronti del ddl antisemitismo, difforme rispetto a tanti altri esponenti dem. Idem sulle armi a Kiev.

Il punto, comunque, è un altro: Schlein non può più permettersi di tentennare sui vari temi sul tavolo, dirimenti per trovare un accordo sul programma con gli alleati progressisti. Non è un caso che il M5S di Conte e Avs di Bonelli e Fratoianni non fanno che ripeterlo ogni giorno: noi siamo pronti a sederci al tavolo per il programma della coalizione che dovrebbe sfidare le destre. Mentre il Pd è tutto fuorché pronto.

Il momento della verità

Eppure il momento della verità è arrivato. Domani verrà riunita la segreteria Pd, cosa che non accadeva da giugno, per preparare la direzione in calendario venerdì. E lì Elly dovrà dare risposte sul perimetro della coalizione- il testardamente unitari non basta – e sul programma, a partire dalla politica estera col nodo delle armi a Kiev. I riformisti, riuniti a Prato sabato scorso, hanno detto di ritenere intollerabile che sull’Ucraina debbano accettare i diktat di un partito, ovvero il Movimento di Conte, che ha la metà dei voti del Pd. Ma le cose non stanno esattamente così.

Secondo l’ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli, pubblicato sul Corriere della Sera, i dem sono scesi al 19,5%, M5S è stabile al 14,5%- a distanza dunque di soli cinque punti – e Avs è al 6,3%. Messi insieme M5S e Avs, fermi sul no alle armi all’Ucraina, superano il sostegno militare a Zelensky assicurato dal Pd. Non è nemmeno un caso che Giorgia Meloni continui a indicare come sua avversaria e interlocutrice del campo avversario Schlein.

Per Meloni meglio Schlein che Conte

Ergere Elly a principale avversario politico per Meloni ha l’indubbio vantaggio di tagliare fuori colui che fa l’opposizione più dura al suo governo, ovvero Conte. Un ruolo di opposizione, alternativa alla destra, che l’ex premier peraltro può svolgere con maggiore libertà rispetto al Pd perché ha dalla sua un Movimento compatto su tutti i fronti caldi – Pnrr, welfare, politica internazionale, Manovra, ambiente – rispetto invece alla galassia dem che si sfalda in tante correnti e che vede su sponde contrapposte i riformisti e l’anima più radicale di sinistra che convivono nello stesso partito.

Dunque per Meloni è più conveniente avere come avversario la Schlein perché la leader del Pd è più vulnerabile e maggiormente attaccabile per le contraddizioni in seno al partito che guida e per la mancanza di una linea univoca. Entro questa settimana Schlein è poi chiamata a dare risposte ai riformisti che hanno lasciato intendere di voler schierare un loro candidato – si fa il nome dell’eurodeputato Giorgio Gori – alle primarie, sempre che si facciano.

Nodo primarie per i riformisti

“Il Pd ha uno statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi direttamente, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito. Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. Mi sembrerebbe strano andare a trovare elementi ulteriori. La segretaria ha la grandissima maggioranza all’interno del partito, non vedo elementi diversi”, ha detto Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd. In realtà lo statuto del Pd non esclude che l’Assemblea nazionale possa stabilire le modalità di presentazione e selezione di eventuali altre candidature. Di questo e di tanto altro Schlein dovrà rispondere. Non può continuare a fuggire.