Matteo Salvini, lo sappiamo, ha convocato un congresso straordinario per chiedere la fiducia a chi gliel’ha già data per acclamazione diciotto mesi fa. E a concedergliela saranno con ogni probabilità le stesse persone. Martedì la Commissione statuto e regolamento della Lega ha chiuso all’unanimità la proposta di regolamento dell’assise, 24 e 25 ottobre a Milano, come ha annunciato il ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli: manca solo il via libera del Consiglio federale e il risultato lo conosce già proprio chi l’ha organizzato.
Undici giorni fa dal palco di Pontida il vicepremier l’aveva detto senza pudore: chiederà alla sua «famiglia» la fiducia «per alzata di mano». Secondo Avvenire la mossa non l’aveva condivisa con nessuno. Il giorno dopo, nelle quattro ore di Consiglio federale in via Bellerio, è andata in scena la prova generale raccontata dal Post: il senatore Marco Dreosto ha proposto di chiudere la pratica lì con una mano alzata ed è partita una breve acclamazione senza un solo contrario dichiarato. Il congresso si fa lo stesso, a favore di telecamera.
Congresso della Lega, stessi delegati di Firenze
Al congresso votano i dirigenti. Segretario, Consiglio federale, segretari regionali e delle principali province, sindaci dei capoluoghi, parlamentari e consiglieri regionali, più i delegati ordinari che il Consiglio distribuisce di norma dopo i congressi territoriali: nel 2025, ha ricostruito il Post, furono 725, 400 dei quali ordinari. Con un mese di preavviso quella trafila dal basso diventa impossibile e a Milano siederanno gli eletti di Firenze, la platea che lo aveva incoronato senza nemmeno votare. Lo sanno bene anche i dissidenti: a microfoni spenti, secondo l’Ansa, spiegano che con un congresso elettivo il segretario dispone di un tesoretto di delegati suoi e ogni nome alternativo avrebbe vita difficile.
Il copione è quello del 6 aprile 2025 alla Fortezza da Basso: candidato unico, rielezione per acclamazione, mandato allungato da tre a quattro anni e fino al 2029. Quel giorno Salvini si disse sicuro che al congresso successivo sarebbe tornato «da delegato» e intanto consegnava sul palco la tessera a Roberto Vannacci, che poi fece vicesegretario e che il 3 febbraio 2026 se n’è andato a fondare Futuro Nazionale. Il congresso successivo è arrivato con due anni e mezzo d’anticipo. Il delegato promesso si prepara, come riporta ancora l’Ansa, a una corsa in solitaria.
Il Nord resta a casa
Il capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo ha bocciato il regolamento prima ancora che fosse scritto: al Corriere della Sera l’ha chiamato «trappolone» e a Un giorno da pecora su Radio1 ha spiegato che con i delegati della volta precedente chiunque si candidasse non avrebbe «nessuna chance». Lui non ci sarà. Concede a Salvini di restare segretario accanto a una squadra con «poteri reali» e agita i numeri: l’ultima rilevazione Ipsos Doxa che lui cita dà la Lega al 4,7 per cento, con una perdita di 0,2 punti al mese e il rischio di scendere sotto il 4 se si votasse a maggio. In questa fase i nordisti considererebbero inutile una candidatura che farebbe il gioco del segretario.
La risposta di Salvini, riportata dal Giorno, è un elenco di bandierine: l’emendamento per abolire il canone Rai, lo stop al blocco dei diesel Euro 5, il tetto del 30 per cento di alunni stranieri in classe, il divieto di burqa e niqab a scuola e in coda il vittimismo di sempre, perché sono i 30 anni, dice, che qualcuno celebra il funerale della Lega. A un partito in caduta risponde con il bollettino del Consiglio dei ministri, come se i decreti bastassero a riempire le urne.
A Milano fra poco più di tre settimane si alzeranno le mani di Firenze e Salvini uscirà confermato da una platea che in diciotto mesi ha visto andarsene il vicesegretario e scivolare il partito sotto il 5 per cento. La chiamano fiducia: è un’autocertificazione firmata dal segretario e controfirmata dai suoi delegati.