Ieri l’ex capo della polizia Franco Gabrielli ha raccontato al Corriere della Sera di aver scelto, dopo trentotto anni nelle istituzioni, il progetto di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e fondatore dei comitati Più Uno, «senza chiedere ruoli o garanzie», perché prima viene il progetto e poi il resto. Ha aggiunto che organizzare le primarie come una conta tra partiti sarebbe «un suicidio», e che prima vanno costruiti il programma e le regole. Fino a pochi giorni fa, come ha raccontato Fanpage, nel Partito democratico c’era chi lo immaginava federatore, gradito perfino al Movimento 5 Stelle. Lui ha scelto una squadra. Ha fotografato, forse senza volerlo, esattamente l’opposto di quello che succede nel campo in cui è appena entrato.
Franco Gabrielli con Ruffini
Elly Schlein e Giuseppe Conte si sono messi in corsa a marzo, a ridosso della vittoria del No al referendum sulla giustizia, e la segretaria del Pd ha ribadito la candidatura il 13 settembre dalla Festa dell’Unità di Reggio Emilia. Ruffini si è detto disponibile ai gazebo e il 10 ottobre presenta il suo soggetto, che alla Stampa ha chiamato «un nuovo Ulivo». Alessandro Onorato, assessore a Roma, porterà alle primarie un candidato di Progetto Civico Italia che finora non ha indicato, Riccardo Magi (Più Europa) si è detto pronto a correre e per Alleanza Verdi e Sinistra gira il nome della deputata Elisabetta Piccolotti. Mancano ancora la data e le regole, eppure la coda si è formata lo stesso.
Chi corre e chi fa correre
Poi, i candidati per procura. Nel Pd l’area riformista di Graziano Delrio e Lorenzo Guerini prepara la corsa dell’eurodeputato Giorgio Gori, purché le primarie siano a doppio turno, mentre Matteo Renzi, che al Corriere ha detto che dalla Leopolda dovrebbe uscire il nome dell’area riformista, ha già indicato due sindaci a rappresentarla, la sindaca di Genova Silvia Salis e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Salis, che nel sondaggio Ipsos pubblicato dal Corriere il 19 settembre raccoglie un indice di gradimento di 56, sopra i 55 di Conte e i 51 di Schlein, le primarie le ha definite «uno sbaglio» e ha ripetuto che resta a fare la sindaca. L’ex ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, secondo Fanpage, riunisce a ottobre il suo progetto Primavera, e Renzi ha scelto di aprire la Leopolda insieme al sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Chi non si candida, insomma, candida qualcun altro.
Il programma dopo il vincitore
Il programma, invece, è un tavolo che deve ancora darsi un formato, e intanto ogni partito scrive il proprio: Avs presenterà le sue proposte il 18 ottobre, lo stesso giorno in cui l’assemblea dem dovrebbe prorogare a Schlein il mandato fino alle politiche. Ad agosto Conte aveva annunciato che il nodo delle armi a Kiev lo avrebbero sciolto «con le primarie», cioè dopo aver scelto chi comanda, e Schlein gli aveva risposto che così non funziona, mentre Renzi, come ha riportato Avvenire, aveva accettato la sfida spiegando che i gazebo servono a decidere anche le sensibilità programmatiche. Sul punto la coalizione ha già posizioni opposte, e ieri Gabrielli si è schierato con chi vuole sostenere l’Ucraina «anche sul piano militare». È un metodo antico ed è comodo: si sceglie il capo e il programma lo scrive chi vince.
Il calendario corre per conto suo. La legge elettorale arriva al voto finale l’8 ottobre e il testo obbliga ogni coalizione a indicare un solo nome per Palazzo Chigi al deposito del contrassegno, pena l’inammissibilità delle liste, mentre nel Pd si ragiona su primarie nei primi mesi del 2027 con le urne che potrebbero aprirsi già in primavera. Il nome quindi arriverà puntuale, perché lo impone la legge scritta dalla destra. Gabrielli dice di aver scelto senza chiedere ruoli. Nel campo in cui è entrato i ruoli li chiedono tutti, e il progetto aspetta che qualcuno vinca per sapere cosa dire.