Giorgetti invoca di nuovo l’Austerity ed è costretto a tagliare pure il riarmo

Giorgetti invoca sempre l’Austerity, chiedendo una Manovra "prudente". Ed è costretto a tagliare pure il riarmo

Giorgetti invoca di nuovo l’Austerity ed è costretto a tagliare pure il riarmo

Via libera del Consiglio dei ministri al Documento programmatico di finanza pubblica e alla relazione sullo scostamento. La richiesta di flessibilità che il governo avanza vale 14 miliardi per il 2027 e 14 miliardi per il 2028. Si tratta dello 0,3% del Pil per la difesa e dello 0,3% per l’energia l’anno. È dunque confermata la stretta sulle spese per la difesa che, da qui al 2028, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva annunciato sarebbero state pari allo 0,9%. Lo shopping militare, dunque, deve rinunciare a sette miliardi, con buona pace del ministro della Difesa, Guido Crosetto, e degli impegni presi dal governo Meloni in sede internazionale sul riarmo. Il governo ha capito che sarebbe stata impopolare la scelta di destinare nell’ultima legge di bilancio prima delle elezioni troppe risorse per le armi.

Giorgetti invoca di nuovo l’Austerity ed è costretto a tagliare pure il riarmo

Ma per le opposizioni, dal M5S ad Avs, la cifra di 14 miliardi in armi nel biennio, a scapito di welfare, sanità e investimenti, rimane comunque sproporzionata e irragionevole. A dare i numeri della cornice che farà da sfondo alla prossima Manovra è Giorgetti. “Abbiamo approvato il Dpfp che arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molteplici profili quindi fare previsioni diventa sempre più complicato. Non nascondo l’attenzione con cui monitoriamo la situazione sia dei tassi che dell’inflazione”, ha detto il ministro. Per quanto riguarda il sentiero del debito, il profilo tendenziale è al 138,1% nel 2026, al 138,6% nel ‘27, 137,7% nel ‘28 e 136,3% nel 2029. “Sul debito abbiamo un impatto che deriva dall’andamento degli interessi, prevediamo che il sentiero discendente riprenda dal 2028, quando saranno finite le code per cassa del Superbonus”, ha spiegato Giorgetti.

Rivisto il dato sul Pil

È stato aggiornato il dato sul Pil per quanto riguarda il 2026 all’1%, rispetto all’originaria prudente stima dello 0,6%, il tasso di crescita programmatico si attesta allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029. “Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta e le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee, che salga al 3,4% nel 2027, 3,3% nel 2028 e 2,4% nel 2029”, ha spiegato il numero uno di via XX Settembre.

Sull’uscita dalla procedura per deficit eccessivo non è detto che restiamo in procedura, ha sottolineato Giorgetti. “I dati del deficit 2027 e 2028 sono sopra il 3% ma devono essere depurati dallo scostamento relativo a difesa e energia e di conseguenza se depurate dello 0,6% troverete un dato inferiore al 3%. I decimali fanno la differenza e quindi l’auspicio è di aprire quello spazio”.

Doccia gelata sulla Manovra

Ma a chi sogna tra i partiti di maggioranza, a partire dalla Lega, ovvero il partito cui appartiene Giorgetti, una Manovra disinvolta, il ministro dell’Economia spegne gli entusiasmi. “Io monitoro giorno per giorno: oggi la mia risposta è probabilmente diversa da un mese fa, l’approccio deve essere un attimino più prudente” rispetto alle cose “annunciate e che avete riportato, anche se io non vi leggo. Il contesto però chiaramente richiede maggiore attenzione”, ha detto ai cronisti.

Ha poi rilanciato sulla richiesta di maggiore flessibilità in relazione alla spinta inflazionistica, su cui però l’Europa pare aver chiuso abbastanza nettamente. “La proposta italiana di considerare l’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa non nasce per chiedere una diversa o un’ulteriore flessibilità. Viene fatta semplicemente per richiamare l’attenzione al fatto che il sentiero di spesa – e quindi i target che sono stati dati ai singoli Paesi nazionali e ai singoli governi esattamente tre anni fa con un tasso di inflazione previsto profondamente diverso – non possono non considerare il diverso impatto che l’inflazione ha avuto sul sentiero della spesa nominale che è l’obiettivo che ci viene dato e quindi credo che chi è esperto della materia riesca a capire il tipo di rimostranza, che non è soltanto del governo italiano ma anche di altri governi europei, che abbiamo posto in termini di attenzione all’Europa”.