Il blocco degli altiforni dell’ex Ilva di Taranto a fine ottobre è confermato. La Corte d’appello di Milano ha rigettato la seconda istanza di sospensione del decreto che sancisce lo stop dell’area a caldo dello stabilimento. Il ricorso era stato presentato da Ilva spa e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria: la richiesta era di sospendere il decreto di luglio, con il quale la Corte d’appello di Milano aveva sancito lo stop entro la fine di ottobre. La partita, comunque, non è chiusa: ora si attende la pronuncia della Cassazione, prevista per il 20 ottobre. Solo pochi giorni prima della chiusura che dovrebbe completarsi entro il 28 ottobre.
Ex Ilva, rigettata la seconda istanza: confermato il blocco degli altiforni
La linea della Corte di Milano non cambia: il pericolo derivante dallo spegnimento degli altiforni è considerato inferiore rispetto a quello “preminente” del diritto alla salute. I giudici non hanno dubbi sul “necessario bilanciamento dei contrapposti interessi”, facendo prevalere quello alla salute. Ritenuto “comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali”. Motivazioni simili a quelle con le quali era stata respinta la prima istanza di sospensiva l’11 settembre. In sede di discussione, gli avvocati di ex Ilva e AdI hanno sostenuto che il danno dovuto allo spegnimento sarebbe stato irreparabile e per questo chiedevano tempo fino alla decisione della Cassazione.
Ma per i giudici milanesi la fissazione dell’udienza in Cassazione non cambia nulla, essendo una mera conseguenza dei ricorsi presentati, ma non un elemento in grado di sovvertire la prevalenza del diritto alla salute. Per i cittadini di Taranto, rappresentati dall’avvocato Ascanio Amenduni, “la salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso”. Erano stati proprio i cittadini di Taranto a intentare la causa civile che ha poi portato al blocco dell’area a caldo.
Di fronte a questa nuova decisione di un tribunale, è il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, a chiedere al governo di intervenire e dare risposte immediate: “Basta alibi”. Per Bitetti ora è l’esecutivo che deve assumersi “delle responsabilità che vengono periodicamente meno e l’attesa verso i verdetti della magistratura comincia a non essere più sufficiente per rinviare le decisioni”. Attendere la Cassazione, per riassumere, non può essere l’unica strategia del governo. Anche perché dopo quella sentenza si rischia di pagare un prezzo ancora più alto per l’immobilismo di questi mesi. Per Bitetti bisogna capire se “stiamo assistendo all’epilogo della siderurgia” a Taranto e, in quel caso, ci si attendono investimenti “che sappiano valorizzare le alternative economiche”.