Un contesto “complesso”, con variabili che richiedono grande attenzione come l’inflazione e i tassi, in cui è sempre più difficile fare previsioni. Il sentiero della prossima manovra è tracciato, ed è improntato alla prudenza, ha detto il ministro Giancarlo Giorgetti. Stefano Fassina, economista e presidente dell’associazione Patria e Costituzione, questo di Giorgetti è l’approccio corretto?
“Dipende. La prudenza può essere l’esito dell’inazione, come è stato il caso del governo Meloni, a parte provvedimenti ad hoc, corporativi, per le sue constituency di riferimento: con le flat tax, i condoni, la richiesta di elemosina alle banche prima ai petrolieri ora. Oppure la prudenza può motivare iniziative significative in termini di giustizia sociale e utili sul piano della finanza pubblica. Portare nelle casse del Tesoro una parte aggiuntiva degli ingentissimi profitti mietuti senza alcun particolare merito dalle grandi e grandissime aziende quotate consente di dare sostegno fiscale al lavoro e alle aziende in difficoltà per le bollette energetiche senza aumentare deficit e il debito pubblico. È un atteggiamento prudente, ma socialmente responsabile e positivo per l’economia”.
Eppure nonostante la prudenza di Giorgetti, il governo ha annunciato uno scostamento per circa 29 miliardi in due anni, equamente ripartiti tra energia e difesa.
“Lo scostamento è debito. La ulteriore flessibilità richiesta dalla presidente del Consiglio alla Commissione europea è altro debito pubblico. Siamo a ridosso del 140% del Pil. Già spendiamo oltre 100 miliardi all’anno per gli interessi. Chi pagherà il debito che si continua ad accumulare? La risposta è facile. Lavoratrici e lavoratori con ulteriori tagli al welfare. L’alternativa al maggior debito per soccorrere famiglie e imprese in difficoltà esiste: intervenire sull’enorme rendita maturata in forma di profitti eccezionali. Trovo incomprensibile che le opposizioni non denunciano il risvolto di classe del maggior debito”.
In queste ore scadrà lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi di euro, taglio fiscale che lascerà il posto al meccanismo delle accise mobili. Come valuta la postura del governo di fronte al caro-carburanti? È giusto lasciare al buon cuore delle compagnie petrolifere la decisione di concederci qualche sconticino?
“Mi viene un’amarissima citazione di Ugo Fantozzi: ‘Grazie dottor Descalzi, com’è umano Lei’. La Meloni ringrazia l’Eni e le altre grandi compagnie petrolifere. Siamo arrivati all’elogio dell’elemosina. È l’autocelebrazione, stupidamente orgogliosa, della miseria della politica. Eravamo partiti, 80 anni fa, quando il lavoro aveva, con il sangue, riconquistato la dignità calpestata e fondava la Repubblica, dall’Art 53 della Costituzione: ‘Il sistema tributario è informato a criteri di progressività’. Mentre i salari perdono il 10% del potere d’acquisto, dal 2022, i dividendi distribuiti dalle imprese quotate alla Borsa di Milano aumentano a tassi record. Nel primo trimestre del 2026, l’incremento è stato del 13,6% rispetto all’anno precedente, 8 miliardi in più, in soli tre mesi, in confronto al dato record del 2025. I protagonisti sono: imprese dell’energia, della finanza, della farmaceutica, da ultimo della difesa. Sarebbe urgente l’introduzione dal 2027 di un’imposta duale sugli utili non reinvestiti: un’aliquota ordinaria, pari o inferiore all’aliquota in vigore, per gli utili ‘ordinari’, ossia correlati all’andamento del Pil nominale innalzato da un premio di rischio; un’aliquota maggiorata per gli utili eccedenti la percentuale individuata per l’aliquota ordinaria. Porterebbero nelle casse del Tesoro qualche miliardo in più all’anno. La destra, radicale o moderata, centrista o estrema, dietro la maschera populista, serve, come sempre, gli interessi del capitale. Purtroppo, per troppo tempo, è stato un servizio offerto agli stessi anche da chi dovrebbe rappresentare gli interessi del lavoro. Senza dignità del lavoro e giustizia sociale la democrazia muore. Il rigonfiamento delle destre sempre più estreme non è dovuto al ‘vento’. È il frutto avvelenato dell’impoverimento del lavoro e delle classi medie”.