Emergenza energetica in Europa, ecco perché nessuno vuole più riempire i depositi di gas in Ue

Col Gnl lo spread estate-inverno si è rovesciato: la Germania si ferma al 57%, l'Italia arriva all'87% grazie al premio dell'Arera

Emergenza energetica in Europa, ecco perché nessuno vuole più riempire i depositi di gas in Ue

Non c’è niente di meglio di quelle tre frasi di comunicato, firmate Sefe Storage da Kassel il 18 agosto, per spiegare la crisi del gas europeo meglio di qualsiasi convegno: anche quel giorno nessuno ha comprato capacità a Rehden per l’inverno 2026-2027. A metà settembre il deposito, di gran lunga il più grande della Germania, era pieno per meno del 10 per cento. Un magazzino enorme e vuoto, e nessun commerciante disposto a riempirlo: i conti dicono che ci rimetterebbe.

Lo stoccaggio commerciale vive di una regola da bottega: si compra gas d’estate, quando costa meno, lo si chiude sottoterra e lo si rivende d’inverno, quando costa di più, e lo scarto paga il deposito e il rischio. Quest’anno lo scarto si è rovesciato, e il 3 marzo, con lo Stretto di Hormuz chiuso, il gas estivo costava 8,60 euro al megawattora più di quello invernale secondo la società di analisi Timera Energy. Stoccare voleva dire perdere soldi.

Stoccaggi, il gas che arriva per nave

Il guasto sta nella trasformazione che Bruxelles ha venduto come una liberazione. Persi i gasdotti russi, l’Unione europea compra gas liquefatto sul mercato mondiale, e secondo Bruegel il 60 per cento di quello importato arriva dagli Stati Uniti. Con circa 300 miliardi di metri cubi l’anno di nuova capacità di esportazione attesi fra il 2025 e il 2030, come ha scritto Reuters a gennaio, chi compra scommette che il gas di domani costerà meno di quello di oggi, e allora il deposito diventa un costo secco.

La guerra con l’Iran ha fatto il resto: gli attacchi di marzo a Ras Laffan, in Qatar, hanno tolto 17 miliardi di metri cubi l’anno di capacità, e per le riparazioni serviranno da tre a cinque anni secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), citata da Euronews. Nel rapporto del 9 settembre la stessa Iea scrive che l’Europa ha perso flessibilità e che i rigassificatori costruiti dopo il 2022 offrono un posto dove scaricare, mentre il carico va attratto e pagato ogni volta. Un’asta permanente, insomma, spacciata per indipendenza.

Chi paga il deposito

Al 26 settembre, sui dati di Gas Infrastructure Europe, i depositi dell’Ue erano pieni al 70,87 per cento, circa 16 punti sotto la media quinquennale. La Germania, che si era affidata agli incentivi di mercato, il 29 settembre stava intorno al 57 per cento, minimo storico per la stagione, come ha riportato Reuters. L’Italia è all’87 per cento, ha detto lo stesso giorno l’amministratore delegato di Snam Agostino Scornajenchi. Solo che la distanza fra i due Paesi ha un nome burocratico: premio giacenza. Con la delibera 112/2026 l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, riconosce agli operatori la differenza fra il costo di tenere fermo il gas e lo spread estate-inverno, cioè proprio quello che il mercato ha smesso di pagare, e per l’anno termico 2025-2026 il premio ha superato i 182 milioni di euro, come ha scritto Energia Oltre. Il deposito pieno esiste ancora. Lo paga il pubblico.

A Berlino ci sono arrivati tardi. Il 16 settembre la Zdf riferiva che un acquisto statale di gas era escluso; il 30 settembre la ministra dell’Economia Katherina Reiche ha ordinato a Sefe, Securing Energy for Europe, società interamente federale ed ex Gazprom Germania, di immettere 8 terawattora in più entro il 15 dicembre, dopo che il gas europeo era salito sopra i 79 euro al megawattora, massimo dall’inizio del 2023 secondo Euronews. Lo Stato che doveva restare fuori dal gas ci è rientrato dalla porta di servizio, a prezzo pieno.

Il 10 settembre la Banca centrale europea ha alzato i tassi di 25 punti base, con l’energia nell’area euro rincarata ad agosto del 14,3 per cento in un anno, secondo Eurostat. Basta un inverno freddo perché un problema di caverne diventi un problema di mutui. A Rehdon, nelle aste del 7 luglio e del 18 agosto, il mercato non ha mandato un solo compratore, e per riempire la Germania adesso serve l’ordine di una ministra.